Pagine di vita, racconti di un’anima (30)

5 febbraio 1899

Ci sono dei giorni in cui sono particolarmente triste e sconsolata e sento il bisogno di una parola, di vivere un po’ di serenità, di parlare con qualcuno di Gesù. Quando mi succede di essere respinta, rifiutata mi sembra di capire, anche solo un pochino, lo stato d’animo di Gesù sulla Croce, quando tutti i suoi più intimi l’hanno lasciato solo. Ringrazio il Signore che mi fa partecipe della sua vita, dei suoi sentimenti, che mi unisce a sé nella sua immolazione. Ogni piccolo episodio che può causarmi dolore lo voglio accogliere come una opportunità desiderabilissima di vivere come Lui. Penso che Gesù mi stia chiedendo di lottare e soffrire da sola, una sofferenza segreta e preziosa ai suoi occhi e fruttuosa all’anima. Il mio cuore cerca sollievo, conforto, ma Gesù mi manifesta la sua gelosia quando non lo chiedo a lui bensì altrove. Io non sono espansiva, ugualmente in certi momenti sento il bisogno di sfogare la piena del mio cuore quando è torturato dal desiderio di amare il Signore e vedo tutta la mia impossibilità e debolezza. Non cerco una spalla su cui piangere la mia debolezza, ma un’anima che condivida con me quello che sento, perché da sola il peso è eccessivo. Taddea, quando mi vede bisognosa di aiuto, non mi chiede nulla e io neppure mi apro a lei perché non voglio forzare la sua comprensione e obbligarla a trattare con me di temi della mia anima.

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