Solo quello che si ama può essere salvato

Nella veglia della GMG di Panama, papa Francesco dopo aver ascoltato la testimonianza e il racconto di alcuni giovani, prendendo la parola ha sottolineato che la vita non è soltanto per i forti, la vita va abbracciata «come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso». Tutti siamo degni d’amore. «Non possono essere la disabilità, la fragilità, gli errori, la diversità – ha aggiunto – a rendere una persona indegna d’amore. Solo quello che si ama può essere salvato. Per questo noi siamo salvati da Gesù: perché ci ama e non può farne a meno. Solo quello che si abbraccia può essere trasformato. L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità e di tutte le nostre meschinità. Ed è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore».

Pur parlando ai giovani, Francesco ha chiamato in causa anche gli adulti, costringendoli a interrogarsi sul loro ruolo educativo. Dal Campo San Pablo II di Panama le sue parole raggiungono ciascuna di noi come un invito a giocarci per la gioventù e a rinnovare la nostra donazione al mondo giovanile, ai ragazzi con cui siamo in contatto, ai giovani che incrociamo nelle nostre strade.

Ed ha incalzato con una serie di interrogativi dai quali non si considerava escluso lui stesso: «Quali radici stiamo dando loro? Quali basi per costruirsi come persone gli stiamo offrendo? È una domanda per noi adulti. Troppo facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro! Che cosa fai tu per generare futuro, voglia di futuro nei giovani di oggi? Sei capace di lottare perché abbiano istruzione, lavoro, famiglia, comunità? Ognuno di noi grandi, risponda nel proprio cuore».

Solo quello che si ama può essere salvato, ha detto papa Francesco! Ecco la ragione profonda del nostro amore per i giovani! Li possiamo abbracciare con il nostro servizio apostolico, piccolo o grande che sia, in prima fila o nelle retrovie, con la nostra preghiera, con la nostra formazione e la nostra offerta per ciascuno di loro. Purtroppo se un giovane non si percepisce amato, sente di non esistere per gli altri, si avverte invisibile. 

Come Figlie dell’Oratorio consideriamo rivolto a noi questo appello a neutralizzare la cultura della mancanza di considerazione. Sia per ciascuno dei giovani il nostro sguardo attento e accogliente, che si manifesta nel  tempo, nelle forze e nelle energie spirituali e apostoliche messe a loro disposizione, senza se e senza ma, senza distinguo tra buoni e cattivi o tra degni e indegni. Le porte delle nostre case continuino a rimanere spalancate, e gli spazi del nostro cuore, come pure delle comunità, aperti come luoghi nei quali si sentano interpellati, e possano mettere a disposizione i loro contributi.

«I giovani bisogna guardarli con gli occhi di Dio. Ve la sentite di guardarli così? – ha chiesto il papa interpellando nuovamente gli adulti. Bisogna dare loro radici a cui aggrapparsi per poter arrivare al cielo, per poter essere qualcuno nella società. Dare loro radici a cui aggrapparsi per non essere abbattuti dal primo vento che viene. Questo hanno fatto i santi, questo fanno le comunità che sanno guardare i giovani con gli occhi di Dio».

Per rispondere a queste domande, papa Francesco ha indicato Maria, l’icona più eloquente, la “influencer” di Dio: «Con poche parole ha avuto il coraggio di dire “si”», e confidando nell’amore, ha permesso l’inizio di una storia capace di fare nuove tutte le cose.

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