Quando non è l’abito a fare il monaco

Alcune suore da un po’ di tempo si lamentavano perché l’impostazione della loro vita religiosa non era molto diversa da quella di tutti i cristiani, pur essendo consacrate nel senso classico; anzi, avevano l’impressione che neppure i sacerdoti e i fedeli della parrocchia le considerassero alla stregua degli altri ordini religiosi.

Chissà, si chiedeva don Vincenzo, se questa percezione dipende dal loro abito che non è monastico, dalle case che non hanno la clausura, dal vivere la vita di fede in parrocchia come tutti, senza forme esclusive…

Ma queste non erano forse le peculiarità che lui voleva per la nuova fondazione e a cui cercava in ogni modo che le sue suore rimanessero fedeli?

Prese, pertanto, carta e penna e incominciò a scrivere personalmente a ciascuna di quelle che gli avevano presentato queste obiezioni, che egli non considerava delle critiche, ma dei dubbi che avevano bisogno di essere illuminati.

Ecco i punti salienti di questi scritti.

Don Vincenzo cercò prima di tutto di sgomberare il terreno da una illusoria idea della vita religiosa, perché, scrisse, «c’è chi la fa consistere nel digiuno, chi nella molteplicità delle pratiche pie; altri nelle abbondanti elemosine. Alcuni poi sono minuziosi fino allo scrupolo nei loro esercizi di pietà, ma ripieni di stima di se stessi, affettati e intolleranti».

E delineò le caratteristiche che a suo parere facevano di una persona consacrata a Dio una religiosa.

«È una persona di preghiera e di meditazione, fedele ai suoi esercizi di pietà, ma senza esser pedante e senza sovraccaricarsi di devozioni vocali; cerca in ogni modo di adempiere perfettamente i doveri del suo stato e tutti gli obblighi verso gli altri e la società.

Non va in cerca di compiere il più possibile opere pie, ma aspetta che gliene si presenti l’occasione.

Fa tutto ciò che dipende da lei, ma l’esito lo lascia nelle mani di Dio.

Ama le opere nascoste, però non si sottrae dalle opere splendide».

Rilesse le poche righe che aveva tracciato e si augurò in cuor suo che le suore dubbiose potessero abbandonare ogni idea di rigorismo e di separatezza, e comprendere che la realtà, qualsiasi realtà, è quella idonea per essere non solo religiose, ma anche sante. Con il tempo, forse, avrebbero potuto avere abiti più castigati, case più conventuali, la preghiera personale e comunitaria nella cappella privata, ma le caratteristiche da lui suggerite dovevano rimanere a fondamento, perché sarebbero stati i criteri che avrebbero fatto la differenza tra una vera religiosa nel cuore e una religiosa solo all’apparenza.

Sì, perché l’osservanza esteriore non è sinonimo di adesione interiore e… Dio guarda al cuore, pensò don Vincenzo!

  10 comments for “Quando non è l’abito a fare il monaco

  1. Sr Federica
    28/04/2018 at 01:20

    Sarebbe bello condividere tra noi figlie spirituali di san Vincenzo, cosa significa essere per me, oggi, una consacrata a Dio, e esserlo tra le Figlie dell’Oratorio. A volte corriamo il rischio di andare avanti con tanta generosità in quello che stiamo facendo, però senza interrogarci su quello che sta più in profondità, sulle motivazioni che reggono il nostro agire e il nostro essere. Se, per assurdo, venissero meno tutte le nostre opere, cosa darebbe ancora senso alla nostra consacrazione e alla nostra appartenenza all’Istituto? Su cosa si appoggerebbe?
    Cosa e come fare per non ripiegarci solo a garantire l’esistente e avere piuttosto uno sguardo lungimirante, cosciente che “il domani si costruisce a partire da ciò che scelgo oggi”?
    Ci sono FdO abitate da una sana inquietudine evangelica e hanno sete di risposte e voglia di confrontarsi? Perchè non riusciamo più a farlo? In che direzione sta andando il treno su cui stiamo viaggiando? So che queste provocazioni cadranno nel vuoto, ma io sento che è urgente confrontarci su queste cose e smettere di dare per scontato che tutto va bene. Toc toc!!! C’è qualcuno in casa????? FdO disposte al confronto cercasi!!!

  2. suor Caterina
    28/04/2018 at 22:53

    Il tuo commento, suor Federica, suona un po’ come la domanda di chi, bussando ad una porta e trovandola socchiusa, prova ad entrare chiedendo a voce alta: ”C’è qualcuno in casa?”
    Sì, mi sento di dire che in casa c’è qualcuno! Molto probabilmente aperta e al tempo stesso desiderosa di aprire una conversazione libera, fraterna, franca, di contenuto sulle stesse o simili urgenze che senti dentro di te non solo riguardo il senso della tua vita ma anche della famiglia religiosa a cui appartieni e che senti ti appartiene!
    Questo bisogno è, quindi, sicuramente anche di tante altre singole suore o comunità, che nella quotidianità cercano in ogni modo di essere fedeli al carisma.
    Mi domando, però, come è possibile avviare questo tavolo virtuale di comunicazione e scambio su temi propriamente “nostri” attraverso il blog che è, per sua natura, una piazza aperta anche a simpatizzanti e non riservata alle suore figlie dell’oratorio che, nello specifico, sarebbero le interlocutrici.
    Forse è importante aprire o creare un’altra area o spazio attraverso cui avviare questo scambio che servirebbe se non altro a farci sentire, che ognuna, suora o comunità, nel suo spazio operativo, non è l’ultimo o l’unico esemplare di una specie in estinzione.

  3. senzaconfini
    28/04/2018 at 23:21

    Interpretando e condividendo in un certo senso le perplessità di suor Caterina in merito alla fattibilità di un confronto sui temi e le urgenze che ha esternato suor Federica e che anch’io penso siano comuni ad altre sorelle, lancio un appello a quante tra le figlie dell’Oratorio desiderassero condividere sogni, i timori, prospettive, i dubbi, le paure… e soprattutto le esigenze profonde di una vita religiosa radicale, di proporre qualche modalità di condivisione e scambio più rispondente all’obiettivo. Sicuramente potrebbe essere utile lo scambio via mail, o… con qualche limite in più, via chat. Sono tanti i social o le piattaforme che consentono chat di gruppo… Rimaniamo aperte alle proposte.

  4. Immacolata
    29/04/2018 at 14:31

    Io penso che la modalità più efficace sarebbe quella di potersi incontrare per guardarsi negli occhi e nel cuore, ma capisco che non è fattibile se si vuole dare l’opportunità di confronto e condivisione anche a chi, come Sr Federica, si trova oltre oceano (ammesso che ne sentano la necessità). Pertanto l’unico modo è quello di usufruire dei social visto che tutte, chi più chi meno, ne facciamo uso.

  5. suor Giuseppina
    29/04/2018 at 15:30

    Prego,… avanti! Rispondo all’invito/provocazione di suor Federica con la disponibilità al confronto e alla condivisione. Bello e fruttuoso sarebbe incontrarsi proprio, ma è impossibile, come già detto. Comunque credo che valga la pena scambiarci punti di forza, perplessità, difficoltà, delusioni, il nostro vissuto in poche parole, servirebbe a non sentirci isole, a non cedere alla tentazione (per me sr. Giuseppina forte) di credere che ormai… Mai abbassare la guardia, insistere, iniziando appunto tra di noi. Come? Mi adeguo come posso. Grazie.

  6. Sr Federica
    30/04/2018 at 00:14

    Credo che la questione centrale non sia tanto il come o dove confrontarci. Sicuramente è importante creare uno spazio, virtuale o meno, per farlo. La mia provocazione in effetti andava in questa direzione, ma mi rendo conto che c’è qualcosa che viene prima, cioè capire se anche davanti allo spazio di dialogo migliore e più adatto, ci sia qualcuno che lo voglia riempire, occupare e utilizzare. In altre parole: il desiderio di confronto, condivisione, ricerca, è solo di poche, di alcune? O è qualcosa che accomuna una parte più ampia dell’istituto? Io sento che questo desiderio mi strugge, mi inquieta, non mi lascia in pace, e credo fermamente e cocciutamente che è uno dei passi che ci chiede il vangelo attraverso la chiesa e il suo magistero. Però non riesco a trovare il modo per dar carne a tutto questo e non capisco se sono io ad avere sogni strani e irrealizzabili.

  7. senzaconfini
    30/04/2018 at 23:48

    Ciao, Fede, volevo non essere io a rispondere, ma il tuo commento mi arriva come un grido, mi penetra dentro e non posso non mettermi al tuo fianco, sapendo per esperienza che la vita non interroga tutti allo stesso modo e non chiede a tutti la stessa cosa. Tanti santi sono diventati santi nel più banale scorrere dei giorni, nella innocenza più ingenua… ma sono forse pochi… Generalmente la santità inquieta, interroga… La fede non è mai una conquista definitiva, e la donazione di sé a Cristo non è mai la risposta di un giorno o di un tempo… Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Lui, ma il riposo in Lui per alcuni coincide con il …riposo eterno. Io non so darti una risposta se sono tante o poche o nessuna quelle che sognano in grande, come te…; quelle che vorrebbero vedere rifiorire la vita sui sentieri che odorano di morte; quelle che sentono dentro tizzoni di fuoco ancora accesi ma che non riescono a togliersi di dosso la cenere… Non mi è dato sapere questo, certamente il tuo sentire è in consonanza con le linee che ci propone la chiesa; condivisione, comunicazione, sinodalità, interscambio, intercarismaticità, interculturalità… sono solo alcune parole ricorrenti negli ultimi documenti, senza toccare quello indirizzato a noi specificamente: Per vino nuovo otri nuovi… Credimi, piacerebbe tanto anche a me vederci sedute attorno ad un tavolo virtuale (sarebbe meglio reale!) a cercare insieme che cosa il Signore ci sta chiedendo, consapevole che la ricerca e la risposta a questa domanda non può e non deve essere che frutto di un lavoro comune, di tanta preghiera comune, di discernimento comune… Il carisma è di TUTTE, l’istituto è di TUTTE… certo, ognuna con le sue responsabilità, ma nessuna può o deve vivere “rimorchiata”.

  8. Stella Maris Rodriguez
    04/06/2018 at 19:53

    HOLA!! LEYENDO SUS REFLEXIONES Y COMENTARIOS SOBRE ” NO ES EL HABITO QUE HACE AL MONJE”,SE ME ENSANCHA EL CORAZòN AL DARME CUENTA QUE NO SOY UNA ÚNICA ESPECIE RARA Y EN EXTINCIÓN….YO TAMBIEN QUIERO SENTARME EN VUESTRA MESA VIRTUAL PARA SINCERARNOS Y SABER EN QUE DIRECCIÓN ESTAMOS MARCHANDO….YO TAMBIEN ESTOY OLTRE L’OCEANO….TOC TOC…PUEDEN ABRIRME POR FAVOR????GRACIAS!!!

  9. Sr Federica
    09/06/2018 at 00:35

    Querida hermana Stella, a mì también me se ensanchò el corazòn leyendo tus palabras! Qué alegrìa saber que hay alguien màs que siente el mismo deseo y el mismo llamado! En verdad no sé como podemos hacer para empezar esta “mesa virtual”, pero saber que no somos solas ya es mucho! Seguimos orando por que el Senor pueda guiar nuestros pasos! Ojalà se asomen otras hermanas!

    Cara suor Stella, anche a me si è allargato il cuore leggendo le tue parole! Che gioia sapere che c’è qualcun’altra che sente lo stesso desiderio e la stessa chiamata! A dire il vero non so come possiamo fare per dare inizio a questa “tavola virtuale”, ma sapere che non siamo sole già è tanto! Continuiamo a pregare perchè il Signore possa guidare i nostri passi. Chissà che non si affaccino altre sorelle!

  10. 13/06/2018 at 02:26

    Esperamos!!!! Un abrazo

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: