Le penitenze suggerite da Vincenzo Grossi

Don Vincenzo fu un sacerdote austero, ma non rigoroso, meno ancora rigido. Viveva e insegnava a vivere l’austerità, imposta dalle condizioni socio-economiche del tempo, come una opportunità piuttosto che uno svantaggio, dandole una connotazione spirituale e non… spiritualistica. Era convinto che la vita di penitenza non richiedeva di fare sempre ciò che «spiace». Egli riteneva che il vivere con semplicità, in unione a Gesù ciò che vi era di pesante nei doveri comuni e nelle vicende quotidiane, l’obbligo del lavoro, i disagi della povertà, il caldo e il freddo era la penitenza fondamentale. Anche fare il bene e farlo bene lo considerava un autentico esercizio di ascesi.

Quando le suore gli chiedevano suggerimenti circa le mortificazioni da praticare in tempo di Quaresima, preferiva proporre quelle interne piuttosto che quelle esterne. Diceva loro, infatti, che queste ultime possono essere tante volte precedute, accompagnate e seguite, se non addirittura suggerite, dalla  vanagloria.

Cilicio usato da don Vincenzo

Sulle penitenze esterne, poi, invitava alla massima discrezione. Riguardo il sonno, piuttosto che la veglia suggeriva di non concedersi ore di riposo oltre il necessario; incoraggiava la mortificazione della gola pur senza rigidità, per cui le dissuadeva dal praticare il digiuno completo, e se invitate, suggeriva di accettare quello che veniva loro offerto, al di là dei propositi personali. Raccomandava la custodia dei sensi, ma rivestita di semplicità e di spontaneità, senza affettazione e singolarità. Negli scritti personali alle singole suore, incoraggiava, sulla base della conoscenza che aveva di ciascuna, ora  a mortificare il proprio giudizio come volontà di imporsi, a diffidare delle proprie opinioni e a confrontarsi nel dubbio, ad offrire con modestia, pacatezza e senza enfasi il proprio contributo di pensiero e di esperienza, a studiare sempre il modo di andar d’accordo con tutte; a giudicare con benevolenza e benignità ogni cosa, e, soprattutto, ad accettare con mitezza la volontà altrui contraria alla propria.

Don Vincenzo  indicava penitenze e  mortificazioni alla portata di tutte, sane e deboli, giovani ed anziane, generose e tiepide, ma soprattutto voleva che fossero assunte come una possibilità per liberare lo spirito  e non come una «punizione».

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