Riferimenti di una vita predestinata

Della  famiglia di Ledovina, che viveva a Ponteterra, piccola frazione della principesca Sabbioneta (MN), si diceva «Din din, Scagliunin», perché quando si sentivano suonare le campane che annunciavano la morte di un bambino tutti pensavano subito alla famiglia Scaglioni. La madre, infatti, ebbe tredici figli, ma non potendoli allattare e dovendo ricorrere alle balie, ha dovuto accettare anche che otto di loro morissero ancora in fasce.

Giuseppe Scaglioni e Rosa Riboldi: genitori di Madre Ledovina

Ledovina è la terzogenita (nata nel 1875) e sia lei, sia i due fratelli e le due sorelle hanno raggiunto l’anzianità.

Ponteterra è poco più di una borgata che si snoda lungo un’unica strada affiancata da case strette tra loro, quasi per difendersi e proteggersi reciprocamente, o per sottrarre alla curiosità dei passanti e dei forestieri la vita familiare che custodiscono. La vera vita delle case e dei loro abitanti si svolge tutta dalla porta verso dentro. Infatti il cortile con il pozzo, l’orto, il rustico si sviluppano alle spalle delle case e sono gli spazi in cui la famiglia vive, lavora, ama e soffre.

Al centro del paese sorge la chiesa con la canonica e la piazzetta. L’abitazione delle suore si affacciava sulla piazza ed era anch’essa stretta tra le altre abitazioni, senza distinzione.

La famiglia Scaglioni abitava in un edificio agricolo, all’ingresso del paese, circondata dai terreni che coltivava in affitto. Non era di condizioni agiate, ma nemmeno alle «strette», per cui il necessario non è mai mancato anche da poter condividere.

Ledovina era il braccio destro del padre nei lavori dei campi. Era sana, forte, di buon comando e poi non le costava la fatica, anche manuale. Il padre la lasciava libera alla domenica e, oltre alle funzioni religiose d’obbligo, quando nel 1889 arrivò in paese suor Maria Caccialanza a cui si aggiunsero dopo qualche tempo altre due suore, le concedeva di frequentare la casa delle suore e di andare a Vicobellignano dove era parroco don Vincenzo, il fondatore, per confessarsi e ascoltare le sue catechesi. Queste suore non erano come le altre che conosceva, quelle dell’ospedale di Casalmaggiore o di Sabbioneta, non si distinguevano né dal vestito né da quello che facevano, però tutti dicevano che erano suore. Annualmente partecipava a un corso di esercizi spirituali predicati a Maleo dal parroco di Vicobellignano. La mamma puntualmente l’aiutava a recuperare la somma di denaro necessaria per poter partecipare e il padre, sapendo che era insieme ad altre ragazze ed erano accompagnate dalla maestra Caccialanza, donna molto stimata in paese, non si oppose mai.  

Il padre non fu mai sfiorato dal dubbio che da cosa nasce cosa e che un giorno Ledovina, grazie a queste relazioni che nel frattempo erano diventate molto importanti, avrebbe lasciato la casa e privato il padre del suo aiuto, ma soprattutto della sua presenza.

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