Dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi… ossia: l’«elemosina» (1)

Nel contesto dell’anno santo della misericordia, ripercorriamo la vita di san Vincenzo per conoscere, attraverso le testimonianze e illuminate dai suoi scritti, come ha vissuto le opere di misericordia.
Incominciando da quelle corporali,  egli riunisce nella  parola «elemosina» la trilogia: Dar da mangiare agli affamati – Dar da bere agli assetati – Vestire gli ignudi.

 

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Accostandoci a don Vincenzo come santo, la tentazione è di cercare nei suoi gesti, ad ogni costo, l’originalità e l’esclusiva, nel caso specifico in riferimento alle opere di misericordia corporali. Sarebbe, comunque, un esercizio sterile perché la sua vita si svolse all’insegna della normalità.

Per il contesto sociale dell’epoca, l’elemosina era una pratica comune, molto raccomandata, e diventava il canale attraverso il quale passava il sostegno alle classi meno abbienti. Don Vincenzo fu generoso nel distribuire  alimenti, dal piatto di minestra a una fetta di polenta con un po’ di companatico, da qualche chilo di farina al pane per le famiglie povere della parrocchia, dalla bottiglia di vino buono per un malato che doveva recuperare energie alla frutta del suo orto a chi gliela voleva prendere senza chiedergliela. IMG-20160129-WA0000Se vogliamo riconoscere un tocco di originalità – probabilmente anche questa nemmeno esclusiva! –  la troviamo nel fatto che questi gesti li compiva silenziosamente, nascostamente, all’insaputa della stessa perpetua, che pure era autorizzata da lui a fare l’elemosina a chi veniva alla porta. Don Vincenzo sottraeva dalla dispensa i generi che occorrevano per i bisognosi e li faceva pervenire alle famiglie tramite qualche chierico di sua fiducia. Quando la domestica si accorgeva della mancanza, incolpava i ragazzi che giravano sempre per casa e lui, furbescamente, la lasciava nella sua convinzione.

Condivideva con semplicità quello che aveva; un’elemosina, la sua, come quella della vedova al tesoro del tempio, di cui si accorse solo Gesù, perché lasciò scivolare i due spiccioli senza rumore, al contrario dei ricchi le cui monete venivano fatte cadere fragorosamente, richiamando l’attenzione dei presenti.

  2 comments for “Dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi… ossia: l’«elemosina» (1)

  1. suor caterina margini
    24/02/2016 at 14:11

    Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra… quello che fa una mano lo farebbe anche l’altra senza differenze. Penso che in San Vincenzo non si possa distinguere l’umano dallo spirituale perchè Lui era semplicemente evangelico, in modo così naturale che i suoi contemporanei non se n’erano resi conto. Era un buon sacerdote ma non necessariamente da avviare “agli altari”.La carità evangelica di cui mi verrà chiesto conto è il bicchiere d’acqua dato a uno dei più piccoli e non la moltiplicazione dei pani per sfamare le folle.

  2. 26/02/2016 at 22:19

    Una vita normale, quella di san Vincenzo…..come una vita normale sceglie il Maestro 33 anni a Nazaret nella piú assoluta normalitá e quotidianitá….é questo lo stile di Dio ed questo lo stile che sceglie san Vincenzo! Chiediamo la grazia del quotidiano, dell’ordinario é lí che si snoda la salvezza e lí che cresce il Regno!

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