Dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi… ossia: l’«elemosina» (2)

Don Vincenzo non fece solo della beneficenza, per assicurare il pane quotidiano ai poveri. Si impegnò a ridare dignità a quanti, per le avverse circostanze della vita, ne erano stati privati.

Dedicò tempo, denaro, ingegno e fatica per iniziative saltuarie, ma anche istituzionali, che potessero rivestire di stima, di rispetto, di promozione umana ogni persona che si fosse rivolta a lui.

Così è stato quando ha acquistato un cavallo cieco per un tale rimasto senza lavoro: insieme al pane guadagnato con il lavoro, ogni sera in quella famiglia rientrava un padre ed un uomo recuperato nella sua dignità. Don Vincenzo si era reso conto di un fenomeno grave che colpiva la popolazione agricola. Quando una malattia colpiva un capofamiglia, la povertà e, a volte, la miseria erano la prospettiva più immediata: con la perdita del lavoro finiva la possibilità del mantenimento dei familiari e la credibilità sociale. Don Vincenzo, per risolvere questa piaga, organizzò la Società del Mutuo Soccorso. La diresse fino alla morte, anche se gli richiese un impegno non indifferente. Gli affiliati, di solito i capifamiglia, versavano una quota mensile e in caso di malattia ricevevano una lira al giorno. In questo modo potevano affrontare non solo le spese sanitarie, ma mantenere la famiglia e salvaguardare la loro dignità sottraendosi a una situazione di isolamento e  di umiliazione.

Don Vincenzo ebbe a cuore la persona nella sua totalità: l’uomo non vive solo del cibo di cui si può nutrire ma dell’amore che riceve. Egli sapeva, infatti, che, se avesse dato tutti i suoi beni ai poveri e non li avesse amati,  le sue iniziative sarebbero state come un suono destinato a disperdersi nell’aria.

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Scene di vita quotidiana di un tempo dipinte dell’artista grottagliese Gaspare Mastro e pubblicate nel blog “Grottagliesità”, che ringraziamo per la gentile concessione.

  1 comment for “Dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi… ossia: l’«elemosina» (2)

  1. 26/02/2016 at 22:14

    Ridare la dignitá all’altro implica un cuore capace di “battere” per le necessitá dei fratelli! L’amore é sempre reale, concreto e palpabile! San Vincenzo ci doni la grazia di “dare carne” all’amore del Padre!

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