Un confronto… celestiale! (Un insolito evento in Paradiso – 2)

Come già detto, non si tratta di un impasse passeggero e momentaneo e nemmeno di qualcosa che riguarda solo le Figlie dell’Oratorio. La crisi di fede, la modernità, la fatica di lasciare alcune sovrastrutture che trattengono lo Spirito, riguardano tutta la chiesa.

Ma come hanno deciso di affrontare tutto ciò le Figlie dell’Oratorio? Ovviamente non possono accontentarsi di dare oggi le stesse risposte a bisogni che non sono più quelli del secolo scorso.

Sono cambiati il contesto e il tessuto morale della società. Le povertà dei giovani non sono diminuite, al contrario sembrano sempre più profonde e complesse. La tecnologia – soprattutto i social – ha completamente trasformato il modo di vivere le relazioni e i rapporti, la scienza ha fatto passi da gigante e offre possibilità che portano verso orizzonti sconosciuti, le classiche agenzie educative di una volta – famiglia, scuola e chiesa – sembrano girare a vuoto e non sanno come stare al passo dei cambiamenti culturali sempre più rapidi. Le migrazioni hanno già modificato le nostre città, rendendole multietniche e pluraliste e tutto ciò proseguirà anche nei prossimi anni. Lo squilibrio economico tra nord e sud del mondo è troppo forte per pensare il contrario e sarebbe davvero sciocco non tenerne conto.   

«Voglio parlarne con don Vincenzo! Chissà dov’è? Anche qui in Paradiso non sta mai fermo e so per certo che va ripetendo e incarnando una frase che aveva coniato quando era ancora tra le comunità religiose che a quel tempo spuntavano come funghi: “Datevi a Dio senza calcolo. Non dite mai: può bastare fin qui”. Devo ammettere che quel sant’uomo non ha mai detto basta. Non si è certo risparmiato, né prima né ora. Mi vuol davvero bene e non ha lasciato intentato alcun mezzo per radicare questo amore per me anche tra le sue suore. Ho dei bellissimi ricordi – anche molto recenti – di dialoghi a tu per tu con queste donne essenziali, che non hanno mai dato importanza all’esteriorità e alla ricercatezza e che hanno sempre cercato la semplicità e l’autenticità. Ma ecco, ho sentito bussare alla porta. Sarà lui. Avanti!».  

«Mi hai chiamato, Signore! Eccomi!»

«Ma senti, che risposta biblica! Non ti smentisci mai! Ma… ti vedo un po’ preoccupato, Vincenzo. E come mai sei così sudato, cosa stavi facendo? Cos’è quello strano aggeggio che hai in mano?».

«Oh, Signore, cercavo di destreggiarmi col “teleterra” per capire come si fanno gli ingrandimenti».

«Gli ingrandimenti??? Raccontami, come ti è nata questa passione? E che vorresti ingrandire?».

«Vedi, vorrei…, sì, vorrei trovare la possibilità d’ingrandire l’Istituto che mi hai affidato».

«Bravo, vedo che fra me e te continua ad esserci sintonia di pensieri e di intenti. Sai? anch’io pensavo proprio alle tue figlie, che sono ancora una “cosa molto buona” per il mio Regno. Penso però che abbiano bisogno di essere “ricreate”. Vorrei far “entrare in loro il mio Spirito perché rivivano” (Ez 37,14). Non è che siano morte, però qualcosa mi sta preoccupando».

«Signore, anche io sono molto preoccupato, te ne sei accorto appena ho aperto la porta. Ed è proprio per questo che vorrei ingrandire l’Istituto. C’è bisogno di forza e vigore, che ora vedo molto ridotti, non certo per pigrizia o cattiva volontà da parte delle suore, ma per tutta una serie di motivi che secondo me tu conosci meglio di me.

Noi non siamo mai stati un Istituto grande, ma sono sicuro che se fossimo un po’ di più si riaccenderebbe la speranza nel cuore delle suore. Tornare alla fase di espansione che aveva caratterizzato i primi passi della fondazione ridarebbe slancio e fiducia a tutte, non trovi?”

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