Pagine di vita, racconti di un’anima (21)

Lodi, Natale 1897

Sono già passati tre mesi dal rientro a Lodi e sono trascorsi veloci. Sicuramente è grazie all’intesa che è cresciuta tra noi due. Sono arrivate in comunità le suore di cui ci era stato dato l’annuncio. Il lavoro è aumentato, ma è anche una occasione straordinaria per esercitare la carità, la pazienza, l’abnegazione. Le suore sono buone e piene di buona volontà, ma aspettano da noi aiuto e conforto. Si sa non sono perfette e i loro limiti o difetti vengono fuori e vanno accettati. Suor Caccialanza mi ha chiesto di dare loro buon esempio di vita religiosa, quindi sento il dovere di fare tutto bene e sempre più bene. Sicuramente si vede che non hanno ancora nessuna esperienza né di vita in comune, né di preghiera comunitaria e meno ancora di spirito religioso, ma d’altra parte quanta pazienza ha portato il Signore con me! Averne da parte mia verso di loro è solo un piccolo gesto per riconoscere quanto Lui è stato buono nei miei confronti. Cerco di vivere questi momenti di fatica come una occasione per manifestare il mio amore al Signore visto che questo è vero solo se si ama il prossimo. Quindi anziché essere infastidita dalla loro presenza, le accolgo con piacere. Sono sicura che a loro volta esse accettano i miei difetti magari quelli che non riconosco di avere.

Coltivando questi sentimenti, mi rendo conto che riesco a non perdere la calma, non come esercizio di autocontrollo ma come dono di grazia.  Mi aiuta a sorridere e a dissimulare la tentazione di prendere qualcuna a scapaccioni. «La comunità è un piccolo mondo», mi ripete sempre suor Maria, «e per conservare la pace, la serenità, l’armonia bisogna adattarsi a tutti i caratteri, rinunciare a se stesse, specialmente non far prevalere il nostro io». Guai alla comunità in cui fosse presente qualcuna che ama solo se stessa, che si preoccupa solo per sé, le sue cose, il suo lavoro, la sua salute. In quella comunità non è presente l’indulgenza ma la critica, la massima suscettibilità per ogni piccola mancanza di riguardo, l’esigere tutto e non dare mai niente. Questo tipo di religiose diventano insopportabili per la loro altezzosità. Nella vita religiosa bisogna essere felici per far felici gli altri.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: