Dio non ci abbandona

Tutto sembrava irreale, ieri sera! La preghiera con il papa davanti alla piazza di san Pietro vuota! Ma è bastato l’urlo di una sirena che ha quasi sopraffatto il suono delle campane a portarci alla realtà… una realtà ben significata dai passi incerti e affaticati del papa mentre rientrava in basilica con l’ostensorio in mano, dopo la benedizione, come se sulle sue spalle, sulle spalle di Gesù, vivo e presente nell’Ostia consacrata, si fosse caricato tutto il dolore del mondo, tutta la fatica di una umanità oppressa da un male oscuro.

La pioggia non ha frenato i passi del papa per salire fino al luogo della preghiera, quasi un desiderio di non sottrarsi alla tempesta che oggi colpisce  l’umanità…; la pioggia ha coperto di minute e numerose gocce il vetro che riparava la «Salus populi romani»: non lacrime miracolose scaturite da una immagine, ma copiose lacrime  di figli sciolte davanti ad una madre; la pioggia ha rigato l’immagine del crocifisso ligneo come lacrime, milioni di lacrime di sofferenza, di dolore, di senso di impotenza, di fatica e di paura. Non più il sangue delle ferite percorreva quel corpo in croce, ma la vita di ogni persona trafitta dalla malattia, o spesa nel prendersi cura dell’altro, in qualsiasi modo.

A quella pioggia si sono unite anche le nostre lacrime, nascoste, che da ogni angolo della terra sono diventate una sola preghiera, per noi e per tutti: «Signore, abbi cura di noi»!

Ieri sera, piazza san Pietro è diventata un altare «globale», lo spazio  morale e spirituale dove il grido è diventato un’unica preghiera, accolta, abbracciata, consolata, dove i molteplici segni, non ultimi il braciere all’ingresso che ha continuato ad ardere nonostante la pioggia battente, testimoniano in modo visibile e palpabile che Dio non ci abbandona, che Dio si prende cura di noi. Da quella piazza, che racconta la fede rocciosa di Pietro, il papa ci ha affidati tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da quel colonnato che abbraccia Roma e il mondo ha invocato su di noi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio: «Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, «gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi(cfr 1 Pt 5,7)» .

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