A scuola di emozioni anche in questo Natale

Forse, per qualche lettore abituale può venire spontanea la domanda: «Ma… alla scuola dell’Infanzia Scaglioni fanno sempre recite?»

Oserei dire: «Sì, ma non solo, naturalmente!»

Le recite, però, in particolare quella natalizia, sono la «regina della creatività». Alcuni potrebbero pensare che sono solo «spreco» di energie, di risorse e fatiche, alcune volte non riconosciute. Noi siamo convinte, invece che, all’interno di una recita, di uno spettacolo, i linguaggi si mescolano in un trionfo di emozioni e sussulti di gioia.

È un dato di fatto: attraverso la recitazione, i bambini sviluppano le tanto attese e ricercate abilità di comprensione e memorizzazione, fanno proprie le battute, le rielaborano e lo fanno muovendosi lungo un sentiero giocoso. I canti, le danze coreografiche rappresentano una vivace cornice di quel teatro che diviene una scuola di emozioni. La magia dello spettacolo è non essere soli. Il gruppo si sostiene. Si lavora insieme per uno scopo comune.

La novità è la formula dell’apprendimento: i bambini mentre imparano si divertono. Il trasformarsi in un Elfo, in una principessa, in un angelo o in un albero di natale, il far finta di, entrare in un personaggio, anche minore, consente loro di esprimere con il corpo e con il  linguaggio nuove risorse, magari nascoste. Attraverso la recitazione i bambini imparano a gestire i livelli di ansia, a rafforzare la fiducia nei propri mezzi, a interagire e cooperare con il gruppo.

La recita è un importante strumento per la valorizzazione delle diversità. Durante una rappresentazione emergono, infatti, le differenze individuali, ma poco importano perché nell’apparato scenico-teatrale la diversità è premiata. Ogni bambino-attore è unico e speciale. Il palcoscenico accende, in molti casi per la prima volta, la luce sui bambini più timidi, quelli silenti, spesso soverchiati nella quotidianità dai compagni più vivaci. Quando si va in scena, la realtà si mescola all’immaginazione, i sorrisi veri dei bambini si dilatano e la gioia si trasforma in un flusso energetico che come linfa preziosa inizia a scorrere. Si diffonde tra il pubblico, contagiando anche lo spettatore più rappreso nella sua compostezza. La grazia, la leggiadria degli angioletti, o le urla rocambolesche dei finti presentatori, le battute dimenticate, le risate non trattenute, è tutto un fermento! I cuori si liberano dalla fortezza dei corpi e svolazzano.

Ecco mi piace pensare che la recita sia il più bel dono che un insegnante possa fare ai suoi bambini. Recitare è come sognare e lo si può fare solo se si hanno un paio d’ali. Noi, per questo Natale, l’abbiamo voluto donare ancora ai nostri bambini in uno spettacolo un po’ originale «IL PICCOLO ALBERO DI NATALE» dove il filo rosso che accompagnava recitazione, canti, balli era quello dell’ACCOGLIENZA dell’altro, perché, ha sottolineato la Coordinatrice, «la nostra vocazione all’accoglienza, impressa nella nostra identità di cristiani, deve essere attuata ogni giorno, in modo che il Natale non finisca mai nella nostra vita.

Ricordiamoci che ogni volta che c’è accoglienza, c’è Natale».

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