Devozioni mariane tra le FdO: Angelus Domini

Prima di tuffarci nell’«avventura estiva», pubblichiamo l’ultimo post della serie «Le devozioni mariane tra le Figlie dell’Oratorio» interrotta per dare spazio alla commemorazione del 150mo anniversario di ordinazione sacerdotale di san Vincenzo.

La recita quotidiana dell’Angelus Domini non è una caratteristica della nostra famiglia religiosa, mentre potrebbe esserlo il significato che le viene attribuito.

La prassi è legata al suono della sveglia del mattino e della campana del mezzogiorno e sono collegati da un filo rosso.

Nella chiesa universale tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno e al tramonto. È nata probabilmente nei monasteri medioevali, dove i conversi illetterati, alle ore canoniche interrompevano le loro occupazioni e, senza andare in coro, si univano alla preghiera dei monaci coristi con questa preghiera completa nella sua essenzialità.

Il carattere biblico, il ritmo quasi liturgico, l’apertura verso il mistero pasquale sono elementi indispensabili e sufficienti che la qualificano come la più adeguata per santificare i diversi momenti della giornata.

Per noi Figlie dell’Oratorio, la recita dell’Angelus Domini è legata strettamente alla nostra consacrazione e allo spirito oblativo che la connota. È la prima preghiera personale del mattino, al suono della sveglia. Richiamando l’eccomi di Maria diventa memoria del nostro eccomi che si esprime nella rinnovazione personale dei voti con la quale viene conclusa. A mezzogiorno, il suono delle campane richiama a rinnovare tale disponibilità nel servizio alla comunità e ai destinatari della nostra missione apostolica e a farlo secondo lo spirito dell’Istituto: si termina, infatti, la preghiera con una «offerta per la santa Chiesa» e la rinnovazione dei voti.

A mezzogiorno, a motivo dell’attuale ritmo della vita, tale consuetudine rischia di perdersi, ma questo non la discredita dall’essere una buona e proficua «pratica».

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