Echi dal Congresso Internazionale: «Giovani e scelte di vita» (1)

Dal 20 al 23 settembre si è svolto a Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, il Congresso Internazionale: «Giovani e scelte di vita». Questo evento, partecipato da oltre 500 persone, provenienti dai cinque continenti, ha voluto essere un contributo alla riflessione ecclesiale sui giovani, in vista dell’imminente Sinodo, a partire dal carisma salesiano. Anche suor Daniela Sanguigni vi ha partecipato e a lei abbiamo chiesto di offrici una sintesi non solo dei contenuti, ma anche delle provocazioni e interrogazioni scaturite dalle varie relazioni e dai dialoghi e confronti tra relatori e partecipanti e tra partecipanti stessi. 

La riflessione che ci propone si snoda nel rispetto del cammino seguito durante il congresso e pertanto vedrà quattro momenti che presenteremo come singoli post.

Il nostro grazie a suor Daniela e ci auguriamo che la lettura offra degli input in primis a noi Figlie dell’Oratorio, ma anche a quanti «hanno i giovani nel proprio DNA carismatico e apostolico» per un servizio più autentico al mondo giovanile. 

Anche per noi Figlie dell’Oratorio, come per tutti gli Istituti che hanno a cuore il bene della gioventù, il Sinodo sui giovani è un dono dello Spirito Santo e un’importante occasione per ripensare il nostro ruolo di educatrici delle nuove generazioni nel contesto di un vero e proprio «cambiamento d’epoca». I giovani, in forza di questo Sinodo, vengono istituiti come un soggetto ecclesiale degno di grande attenzione. E noi, consacrati ed educatori, come stiamo offrendo il dono del nostro carisma? Come ci sentiamo sfidati? Ci sentiamo parte di una comunità che educa alla fede ed evangelizza?

I relatori qualificati intervenuti al Congresso, provenienti dal mondo accademico, dalla Chiesa e dal volontariato, hanno stimolato la riflessione dei presenti sui seguenti temi:

  • come accompagnare le decisioni dei giovani in direzione della verità, della bellezza, di Dio;
  • come favorire un patto intergenerazionale con gli adulti;
  • come affrontare le sfide e le opportunità che vengono dalle nuove tecnologie.

Il Congresso, in un approccio multidisciplinare, ha posto in dialogo le scienze umane e teologiche, invitandoci a:

  • ascoltare i giovani e le loro realtà, lasciando da parte pregiudizi e pessimismo;
  • lasciarci provocare da una realtà che è altra rispetto alle nostre «idee»;
  • confrontarci con l’esperienza.

Ha seguito perciò il metodo del Sinodo, ossia quello del «camminare insieme», innescando processi. Per questo motivo gli interventi sono stati distribuiti attorno a tre tematiche principali, che costituiranno i punti anche di questa sintesi:

  • ascolto;
  • discernimento;
  • scelta.

Poiché il Sinodo interessa tutti i giovani, e non solo quelli in qualche modo vicini alla Chiesa o che frequentano i nostri oratori, è necessario ascoltare la realtà. Siamo chiamati ad accompagnare tutti i giovani, affinché non rimangano nell’immaturità dell’adolescenza; e possiamo farlo stando con loro, stabilendo ponti e legami, amando ciò che essi amano. I giovani oggi faticano a compiere scelte «per tutta la vita» perché la vita è frammentata. Vige la cultura della provvisorietà e dello scarto; i contratti temporanei non riguardano solo il lavoro, ma anche gli affetti; c’è un politeismo dei valori.

La Chiesa ci chiede di accompagnare i giovani affinché costruiscano un «io» solido, non frammentato; e ci invita anche a fidarci di loro, ad aiutarli a sognare in grande e a non appiattirsi. Quante volte più o meno consapevolmente tarpiamo loro le ali perché li consideriamo «nani» rispetto ai loro sogni e ai bisogni?

Siamo tutti consapevoli che il mondo di oggi è complesso, ma dobbiamo evitare catastrofici allarmismi, come tanti profeti di sventura, in quanto le opportunità esistono: a noi consacrati ed educatori è affidato il delicato compito di traghettare i giovani verso il futuro e di accompagnarli a coltivare i propri sogni e seguire le proprie aspirazioni e i propri talenti e, soprattutto, ad impegnarsi in iniziative che riguardano anche gli altri e non solo se stessi. Dobbiamo suscitare nei giovani la domanda: «Per chi sono io?». Ne siamo capaci?

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