Filippo Neri, il Santo

«Il Papa canonizzerà quattro spagnoli e un santo»: era lo scoop che, nella incipiente primavera del 1622, circolava tra i salotti dell’aristocrazia capitolina come nei mercati rionali.

Tutti sapevano di chi si trattava, ma per quanti venivano da fuori Roma, chi erano i quattro spagnoli e soprattutto chi era il santo?

Questa affermazione, nella sua macroscopica distinzione e catalogazione, poteva sembrare, inoltre, irriverente per i quattro spagnoli, che avevano bisogno di una proclamazione ufficiale per essere riconosciuti santi a differenza del quinto, la cui santità era assodata dalla vox populi.

Gli spagnoli in causa erano Teresa d’Avila («fondatrice» dei Carmelitani Scalzi) e Ignazio di Lojola (fondatore dei Gesuiti), entrambi molto conosciuti nell’urbe, Francesco Saverio e Isidro (missionari in India e Cina); e il santo era… Filippo Neri, meglio, padre Filippo o Pippo Bòno, come era familiarmente chiamato da tutti.

Grandi personaggi della Controriforma, originali, unici, autentiche colonne della Chiesa, in una transizione che, nell’evolversi, poteva dare una sensazione di instabilità.

Filippo Neri, però, era il Santo per antonomasia! 

Aveva felicemente ed efficacemente sposato la solitudine – passava le notti  nelle catacombe di san Sebastiano – con una vita mescolata con la gente, negli alloggi per i pellegrini, nelle piazze dei rioni popolari come  nelle case dei nobili, lungo strade dove lui stesso era pellegrino alle sette chiese.

 Aveva integrato la preghiera con un servizio assiduo e costante agli ultimi, agli stranieri.

 Aveva allargato il significato di Oratorio da luogo di culto (orazione) a casa di formazione e di aggregazione.

Queste, in un certo senso, sono le opere  che agli occhi della gente lo hanno qualificato come santo.

Per Filippo la santità, diceva, «consiste in tre dita di spazio» e si portava la mano alla fronte. E spiegando questo «detto» affermava che l’importanza sta nel mortificare il Razionale, parola a lui molto familiare, con la quale identificava tutto quello che allontanava dallo spirituale, cioè dal cercare ciò che Dio voleva da lui per compierlo.

Mortificare il Razionale per san Filippo è stata una formula vincente. Soleva dire: «Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo,
non sa quello che si faccia». Nella esortazione apostolica Gaudete et Esxultate, papa Francesco precisa che il santo non è «uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia» ma è uno «capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo, senza perdere il realismo, in grado di illuminare gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza» (GE 122).

Noi, suore figlie dell’Oratorio, che per Carisma ci ispiriamo a san Filippo Neri, abbiamo in lui non solo un patrono, ma un apristrada!

 

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