Davanti al Signore

Don Vincenzo davanti al S.S. Sacramento:

«O sacre lampade, io vi invidio.

Provo conforto a venire nel tempio e inginocchiarmi lì accanto a voi; quel lumicino che silenzioso e tremolante sta appeso, mi annuncia che lì nascosto si trova qualche cosa di caro e misterioso.

Dimmi, cara lampada, che fa Gesù lì nascosto, in quelle lunghe notti, in quel silenzio?…

O che fortuna stare sempre vicini a Gesù, ardere continuamente, consumarsi per Lui!

Perché all’uomo non è dato di consumarsi così lentamente per Lui?

Perché all’uomo non è dato di consumarsi così lentamente alla sua presenza?

L’uomo, spinto dai suoi bisogni, mentre le faccende lo incalzano, consuma la vita scorrazzando di qua e di là;

ma voi sempre immobili, o lampade, accanto al tabernacolo, come gli angeli accanto al Trono di Dio.

Io dormo la notte ed accanto a Gesù non rimane che solitudine, ma pure mi è dolce pensare a voi;

pensare che lascio almeno una fiamma, una guardia al tabernacolo,

il simbolo della vita e dell’amore, la lampada accesa!

E m’è dolce, tornando al domani, di rivederla;

mi pare che narri la lunga pazienza del mio Signore e mi dica nel suo silenzio assai più di quanto seppi dire nella predica:

Venite, o uomini, venite, prostratevi davanti al tabernacolo.

Gesù qui vive continuamente vita di amore, di umiliazione, di sacrificio!»

(Dalla Conferenza sull’Eucarestia)

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  1. La lettura di questo post mi suggerisce ancora una volta che non sono le cose grandi, rumorose, appariscenti che danno importanza e sostanza al mio essere e fare. La piccola fiammella compie qualcosa di grande: indica la presenza reale di Colui che ha scelto l’umile segno del pane per dimostrare il suo Amore senza limiti.
    Scegliamo la piccolezza, la semplicità (che non vuol dire essere sciattone) per poter arrivare senza tortuosità al cuore di Dio, dei fratelli/sorelle…