Le tentazioni di… don Vincenzo (3)

«La vanagloria»

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Tutte le testimonianze su don Vincenzo sono concordi ed unanimi nel definirlo un monumento di umiltà. Potrebbe sembrare, pertanto, inverosimile ritenere che sia stato tentato nella vanagloria e proprio in riferimento alla fondazione.

Sicuramente non fu preservato dalla tentazione di considerare le opere, quelle appariscenti, necessarie per fare il bene. Nessun dubbio, comunque, sul fatto che abbia attraversato, senza essere vinto, anche questa tentazione!Pecado-Original

Era a fin di bene che il barnabita padre Zoia voleva convincere don Vincenzo della urgenza di grossi lavori nella casa, appena acquistata, in via Gorini, a Lodi. Ed era ancora a fin di bene che Taddea Tarozzi spingeva don Vincenzo a comperare edifici, a ristrutturare quelli acquisiti, a introdurre migliorie in quelli già in buono stato.

Don Vincenzo, stimava padre Zoia come guida spirituale, ma questi avvalendosi di queste credenziali, aveva convinto Ledovina Scaglioni dell’urgenza di alcuni interventi nella casa e dopo di lei cercò in ogni modo di portare lui, il fondatore, alle stesse conclusioni.

Don Vincenzo conosceva molto bene Taddea, in diverse occasioni l’aveva potuto apprezzare come saggia consigliera, lungimirante e creativa, per cui si fidava e si affidava ai suoi suggerimenti e per un po’ accondiscese, convinto che tutto servisse ad incrementare le opere delle suore e a meglio servire la gioventù.

Ma ebbe la percezione che, sia il barnabita che Taddea Tarozzi, forse stavano enfatizzando il suo ruolo di fondatore, per iniziative che secondo loro avrebbero potuto dare prova della stabilità della fondazione, ma che  in realtà lo distoglievano dall’opera principale: la cura delle anime. Del padre Zoia, don Vincenzo ebbe a scrivere che i suoi progetti erano belli, ma aerei, e di Taddea – che «voleva che le cose andassero secondo le sue idee, le sue parole, le sue proposte…» – che a volte dimostrava di avere qualche idea un po’ «strana».scrivere-lettera1-630x418

La stessa situazione si verificò quando un ingegnere inviò un progetto per la Casa di Maleo-Bellaria. Don Vincenzo ebbe la lucidità di capire che lo scopo di quell’intervento, economicamente molto consistente, non era per il bene né delle opere né dell’Istituto.

Le sue rimostranze alle suore furono molto forti, proprio di fronte a questo costante e per un certo verso pressante impiego di denaro e di energie nell’edilizia. Egli voleva riportare l’attenzione sua e delle suore verso le persone, in particolare quelle più bisognose, anche se questo servizio umile e nascosto non poteva essere esibito come un biglietto da visita in grado di dar prestigio, né a lui né alla fondazione.

Questo fu evidente quando don Vincenzo decise di inviare le suore a Brugneto, piccolissima parrocchia di campagna, povera e abbandonata. Dovette chiarire alle suore e motivare loro per iscritto la sua decisione. Probabilmente aveva percepito che esse erano forse più orientate a cercare contesti parrocchiali che garantissero stabilità economica e nelle quali la loro opera potesse essere visibile e trovare eco sul territorio. Da quel gruppetto di famiglie sepolte nella campagna che lustro ne sarebbe venuto all’Istituto? «Siamo colà peggio che nelle Missioni fra gli infedeli!» aveva scritto don Vincenzo a proposito appunto di Brugneto, ma nell’accoglienza ad essere presenti in quel luogo, egli vedeva le premesse dello sguardo benigno di Dio. «Dunque confidenza e avanti».Crocifissione (640x430)

Gesù, infatti, attirò tutti a sé, non dal pinnacolo del tempio, ma dalla croce!

  2 comments for “Le tentazioni di… don Vincenzo (3)

  1. suor Giuseppina
    20/02/2016 at 20:24

    Ancora una volta San Vincenzo ci indica lo stile del servizio: farsi piccoli, ma non per avere meno responsabilità. Farsi piccoli per favorire l’accoglienza, e di rimando l’avvicinarsi, delle anime a lui affidate. Per noi: via tutto ciò che, a livello personale – comunitario – …., offusca l’essenza, la specificità del nostro servizio.

  2. 26/02/2016 at 22:34

    Un servizio umile, piccolo e nascosto com’é il Regno di Dio che é simile al chicco di senape e al seme che germoglia sotto terra sia che noi dormiamo o vegliamo. San vincenzo donaci la grazia di vivere nello stile del Regno e fedeli al carisma!

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