Morte o vita

La vita consacrata, oggi, è ben  interpretata dalle donne che vanno di buon mattino al sepolcro per ungere il corpo di Gesù e completare così le pratiche della sepoltura.

Portano gli oli, figura della cura e del servizio che ogni comunità svolge nella chiesa e sul territorio.

Ci accomuna alle donne una certa abitudine: per loro fare quello che normalmente si fa con i morti, per noi svolgere quello che si è formalizzato nel tempo come missione ed opere apostoliche.

Siamo legate quasi in modo indissolubile dal «dovere della memoria»: mantenere vivo il carisma, le opere…

Ci stiamo perdendo, forse, la speranza «di un incontro nuovo», della «gioia di una presenza», quella del vivente, che «fa nuova ogni cosa».

È tempo, questo, per noi tutte, non della memoria, ma della attesa!

Dio lo voglia.

Che la novità intrinseca alla Pasqua e ad ogni Pasqua ci sorprenda e ci coinvolga.

Auguri a tutte e tutti.

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