Il silenzio del Sabato santo
La pietra davanti alla tomba ha chiuso non solo il corpo di un morto in croce, di Gesù, ma anche le bocche di tutti.
Dalla sera di quel venerdì e tutto il giorno seguente, tace il popolo incredulo per tanto scempio di un rabbi sapiente e taumaturgo; tacciono le autorità religiose e civili perché il caso si è risolto; tacciono i discepoli per paura di quello che potrebbero reciprocamente rinfacciarsi.
E noi, oggi, Sabato Santo 2026?
Siamo sottoposti a un delirio di suoni, a un continuo risuonare di voci. Suoni e voci, divenute ormai un solo unico rumore che abbiamo incorporato.
Per noi che cosa è silenzio?
Il tempo del silenzio è forse il tempo in cui stare sulla soglia di se stessi, dell’altro, delle cose, di Dio. È sfiorare il mistero che avvolge ogni cosa.
È la condizione perché riaccada il miracolo della vita.
Senza il silenzio le cose ricadono nel nulla: vi passi accanto distratta, come se gli occhi fossero altrove, non vedi o fai finta di vedere, non le fai esistere.
Il silenzio del Sabato Santo non è muto, racchiude tante voci che cercano il mio silenzio per essere accolte, la mia fede per prendere forma.