«Stendiamo noi stessi!!!»

Eccoci, nuovamente, a vivere la domenica cosiddetta delle Palme.

Mi unisco con l’immaginazione alla folla che accompagna Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme. È abbastanza usuale per lui, quando viene in Giudea, soggiornare nella città santa e questo ingresso non dovrebbe essere diverso  da tanti altri. Ma in questa occasione, complici le voci ormai diffuse che le autorità vogliono farlo fuori, le folle lo accompagnano, lo acclamano in un tentativo spontaneo di salvaguardarlo da progetti funesti. La folla è di anonimi: una manifestazione non di categoria, diremmo oggi.

Entro in questo corteo improvvisato ma non ho la forza fisica per staccare rami dagli alberi e meno ancora ho a disposizione palme per collaborare a questa infiorata. Non ho nemmeno un mantello da stendere come passerella, vesto, infatti, una uniforme.

Rischio di essere travolta dalla foga dei partecipanti e sono tentata di tirarmi in disparte, ma è impossibile. Che faccio?

Resisto o mi lascio coinvolgere?

Mi viene in aiuto sant’Andrea di Creta e mi offre un suggerimento interessante.

«Stendi davanti ai suoi piedi in umile prostrazione e profonda adorazione la tua persona. Stendi te stessa davanti a Cristo, piuttosto che i mantelli che calpestati diventeranno inutilizzabili e le fronde inanimate che a breve si disseccheranno. Stendi te stessa rivestita della sua grazia». (Disc. 9 sulle Palme)

Non sono parole da prendere alla lettera, sarebbe impensabile farlo e rimanere in vita!

Quello che posso stendere davanti al Signore è molto più impegnativo e coinvolgente che togliermi qualcosa per adagiarlo sulla strada. Oltre che sconvolgente… Stenderò la mia anima nella sua nudità.

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