«Deposte le vesti…»: Inversione di ruolo
Presso gli ebrei, in occasione di un invito a pranzo, secondo una consuetudine consolidata, all’ospite, nell’atrio della casa, uno schiavo, rigorosamente straniero, lavava i piedi polverosi e sporchi.
Gesù nella cena pasquale, che si sarebbe rivelata anche l’ultima, colloca questo gesto verso la fine, e non chiama lo schiavetto della casa, ma lo fa lui, il maestro, il Signore.
Vuole mostrare ai suoi discepoli con i fatti, perché ancora ne hanno bisogno, come è possibile amare «fino all’estremo».
Nel gesto della lavanda dei piedi avviene, infatti, una inversione radicale:
il maestro diventa discepolo, il Signore diventa schiavo, colui che presiede diventa colui che serve.
Poteva concludere la cena con un miracolo, lasciare così un «ricordo», ma ha scelto di compiere un’azione che ciascuno avrebbe potuto ripetere, e ne vuole «dare l’esempio»: lavare i piedi, dopo aver deposto le vesti, cioè senza incutere timore, non facendo sentire la propria superiorità, autentiche armature, che noi usiamo comunemente per difenderci dalla paura degli altri e per sentirci giusti.
Con le vesti, Gesù ha deposto il proprio «ruolo» di Maestro e Signore e ha assunto la sua identità mai compresa o fraintesa, quella di Servo di Javhè. Ha confermato fino alla fine quale era il suo stile: umiltà e mitezza.