Fiorirà il deserto?
La data del 2 febbraio riporta puntualmente l’attenzione sulla Vita Consacrata.
Che cosa si potrebbe dire di essa nell’attuale contesto e che ancora non sia stato ancora detto?
Stiamo riproducendo nel piccolo delle nostre istituzioni, sia locali che nazionali, il contesto sociale attuale nei suoi complessi e a volte avversi meccanismi, per cui nulla ci dovrebbe sorprendere.
Ma la vita consacrata è anche altro e non può essere letta solo nella dimensione sociale, che tende a generare perlopiù rassegnazione o al massimo spinge a cercare strategie di sopravvivenza.
Ogni consacrato, in ogni stagione e condizione di vita, in qualunque contesto e servizio, a prescindere dalla formazione e dal ruolo,
con la grazia di Dio può annunciare la bellezza di una vita dedicata a Dio e al servizio degli altri.
La grande riflessione e le tante ricerche sulla VC di oggi parlano di «postura generativa» o «generatività». E si apre un grande scenario. Il discepolo nascosto di Gesù, Nicodemo, ci è maestro nel dubbio. Alle parole di Gesù di
«nascere dall’Alto», si chiedeva se si dovevano riprodurre le condizioni degli inizi, concludendo mentalmente che si trattava di un paradosso.
Forse ci è sfuggito che le preoccupazioni gestionali ad ogni livello hanno portato a orizzontalizzarci, a scapito del cuore della vita consacrata, distraendoci da una pura comprensione delle novità dello Spirito.
A Nicodemo Gesù non chiedeva di tornare neonato, ma di rinascere dall’Alto.
Parole incomprensibili al discepolo notturno e per noi altrettanto enigmatiche, oggi.
«Se sembra impossibile, allora si può fare». Fiorirà il deserto.