Figlio devoto della Chiesa e del Papa
Una prerogativa attribuita da tanti testimoni a don Vincenzo è quella che lo riconosce, a buon ragione, «Figlio devoto della Chiesa e del Papa»
Iniziando una conferenza sulla Chiesa, don Vincenzo scrive: Ti ringrazio, Signore, perché oggi ho avuto l’onore di parlare della Chiesa, mia madre.
Erano tempi dubbiosi quelli nei quali si esprimeva con queste parole cariche di tenerezza verso la Chiesa. In questa luce la Chiesa per lui non era solo l’istituzione a cui apparteneva come presbitero, ma quella di cui era principalmente «figlio». Nelle sue affermazioni tutto era misurato, senza sbavature, ma dimostrarsi fedele al Magistero e benevolo verso la gerarchia in quel contesto diventava una eccezionalità.
Usando una immagine marinara ripeteva «guardate a Roma, là è la bussola, il timone, il pilota».
C’erano già tanti nemici interni ed esterni alla Chiesa che ne ostacolavano l’azione e ne sminuivano l’ascendente, perché non salvaguardarla dandole fiducia, diffondendone la stima e l’attaccamento nelle occasioni che si presentavano in particolare con i fedeli?