Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro

Si è conclusa il 29 ottobre u.s. la prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, preceduta dalla fase dell’ascolto e che si concluderà nell’ottobre 2024 con la seconda sessione, per identificare su quali linee lo Spirito ci invita a camminare con maggiore decisione come Popolo di Dio.

Nel famoso libro Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, è l’hobbit Frodo Baggins a farsi carico della missione di portare l’Anello sul monte Fato, dove dovrà essere distrutto. Un viaggio che richiede forza e prestanza, carico di pericoli e incognite, per evitare che l’enorme potere conferito da questo oggetto cada nelle mani sbagliate: elementi che dimostrano come appunto un hobbit (creature di dimensioni minute, poco propense alla lotta, giocherellone e un po’ impertinenti) sia il meno idoneo per poter portare a compimento quest’opera. C’erano Elfi, Uomini e Nani nel gruppo – la famosa Compagnia dell’Anello – che risultavano certamente più accreditati e autorevoli, che avrebbero avuto maggior titolo, ma il portatore dell’Anello sarà proprio il piccolo hobbit Frodo.

Il sinodo sulla sinodalità è un viaggio simile a quello della Compagnia dell’Anello. Lo scopo è arrivare a vivere l’esperienza di chiesa in modo più aderente al vangelo, a far sì che le strutture, le istituzioni e tutto quanto fa capo alla chiesa escano dall’autoreferenzialità e crescano nell’incarnazione dello stile di vita di Cristo, tenendo conto del contesto attuale e delle istanze che emergono dall’ascolto di tutto il popolo di Dio. Il viaggio sinodale deve condurci alla distruzione degli anelli del potere per tornare a una chiesa povera e dei poveri, a una chiesa declericalizzata, leggera come un hobbit che viaggia senza armi e armature, che non ha nulla da difendere se non la libertà di aderire pienamente a Gesù suo Signore e di fare nostri i suoi criteri.

Anche in questo viaggio, come quello di chi ha attraversato la Terra di Mezzo, coloro che fino ad oggi non hanno avuto la possibilità di far sentire la loro voce, che erano considerati meno adeguati di altri possono e devono dare il loro contributo, farsi carico dell’anello da distruggere, portatore di sete di potere e di bramosia ingorda, per dar carne alla vera sinodalità. Il mago Gandalf ebbe a dire nel romanzo che «anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro». Il Sinodo in corso è caratterizzato per la prima volta da alcune aperture: l’inizio con la lunga fase dell’ascolto di tutti, la presenza di laici – uomini e donne – che non solo hanno avuto il ruolo di uditori ma hanno votato, il desiderio di riappropriarsi della dimensione sinodale della chiesa che ne è caratteristica costitutiva. Segnali importanti – anche se non sufficienti – che indicano una crescita nella consapevolezza della necessità di apertura e di corresponsabilità nella Chiesa.

Nel libro di tolkeniana memoria, tutta la Compagnia dell’Anello ha camminato sinodalmente. Frodo da solo non avrebbe potuto nulla se i suoi compagni di viaggio non avessero lottato con e per lui. Ma la loro sinodalità va ben oltre l’aver messo insieme le forze. Non è stato semplice per Elfi, Uomini e Nani accettare che l’anello fosse portato proprio da Frodo. Troppo ingenui, frivoli e vulnerabili questi Hobbit, decisamente inadeguati. Eppure, mettendosi in ascolto di Gandalf, senza rinunciare alla partecipazione e alla comunione, scelgono di non tenere nelle loro mani le redini della missione e lasciano che sia il piccolo Baggins ad andare verso il monte Fato, la meta finale del viaggio.

Anche nel Sinodo in atto è necessario un reciproco ascolto che superi la logica della semplice consultazione dei laici per giungere a una costruzione condivisa del consenso, che abbia come mira la vita del popolo di Dio e una reale partecipazione di tutti e tutte. Ogni membro del processo è un membro decisivo, anche chi potrebbe apparire come un semplice Hobbit. Non solo: proprio nel finale Frodo cede alla tentazione del potere e si lascia soggiogare dall’anello che ne è simbolo. Sarà un altro Hobbit, viscida creatura ormai impastata di male e totalmente dipendente dall’Anello a distruggerlo involontariamente, portando così a termine la missione. A dire che davvero, in un’ottica sinodale, tutto e tutti concorrono al bene. Anche Gollum, la persona più piccola e miserevole, perché «la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo».

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