Chi sono i consacrati? (1)

Sono molti oggi a chiedersi che senso ha ancora la vita consacrata, soprattutto in questa epoca, e che contributo è in grado di dare alla Chiesa e al mondo.

Prendendo le mosse dalla giornata mondiale della vita consacrata appena celebrata, e dal desiderio di dare qualche risposta a questi interrogativi, la Redazione del blog ha pensato di dedicare alcuni post su questo argomento. I primi due, di presentazione d’insieme del tema, sono stati preparati da suor Claudia Colombo. A questi ne seguiranno altri meno descrittivi e più «questionanti». Saranno riflessioni su aspetti particolari e specifici, in parte cruciali e scottanti, ma sempre aperti a scoprire la grandezza, la bellezza e il valore del rispondere alla chiamata all’Amore, a Dio.

L’interpretazione più diffusa della vita consacrata, anche all’interno della comunità cristiana, evoca una visione più funzionalistica che ontologica. I religiosi sovente sono ritenuti utili perché assumono, di fatto, compiti di gestione pastorale nella comunità, controbilanciando magari la riduzione numerica dei sacerdoti; così le religiose sono ritenute preziose finché svolgono dei servizi o gestiscono opere, piuttosto che per la loro testimonianza di «sequela Christi».

In realtà è la consacrazione l’apostolato fondamentale. Infatti San Giovanni Paolo II distingueva «l’apostolato fondamentale» dalle «opere apostoliche».

I consacrati non sono prioritariamente quelli che fanno e non si identificano per ciò che realizzano, ma i consacrati prima di tutto SONO.

Sono quelli che lo Spirito ha scelto e donato alla sua Chiesa, quelli che hanno come impegno prioritario il configurarsi a Cristo, il consacrato, l’obbediente, colui che svela il volto del Padre, annuncia il Regno, predica amore e misericordia.

I religiosi, allora, non sono coloro che garantiscono la funzionalità dei servizi nelle opere, ma quelli che esprimono con la vita il primato assoluto di Dio, richiamando il valore delle realtà ultime. In un mondo che si dimentica di Dio, in una società ripiegata sul benessere e sulle cose materiali, dicono con uno stile di vita casto, povero ed obbediente che è possibile vivere in conformità alla vita di Cristo.

Perciò il loro contributo alla chiesa locale è principalmente e primariamente essere segno profetico perché attraverso una vita di comunione, di fraternità, di carità e di preghiera annunciano che esiste una dimensione altra e supplementare dell’esistenza umana.

È la capacità di rappresentare una denuncia di ogni sufficienza delle realtà presenti destinate a passare, perché ci sono altri beni duraturi, eterni, è proclamazione di speranza, narrata  con una testimonianza di vita gioiosa, libera da paure, senza compromessi che ribadisca la consapevolezza della provvisorietà nell’attesa di cieli nuovi e terra nuova.

Va detto però che nella dimensione profetica della vita consacrata c’è sempre un’esigenza di creatività. Ed allora anche le opere che lo Spirito suggerisce per i vari contesti e nelle diverse epoche contribuiscono a rendere visibili il primato di Dio e la configurazione a Cristo, dimensioni proprie della vita consacrata.

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