Buon Compleanno, san Vincenzo!

Ho «incontrato» San Vincenzo 19 anni fa a Milano, quando, ancora studentessa e lavoratrice, alloggiavo dalle suore in Corso Garibaldi.

Ho iniziato ad interrogarmi su chi fosse grazie ad un quadro appeso alla parete, che attirava la mia attenzione per lo sguardo, apparentemente molto «austero» che vi era ritratto.

L’ho «sentito parlare» prima di tutto «grazie ad una penna» che mi era stata donata dalle suore, che recava scritta una sua massima «Siate buone, ilari, servizievoli anche in mezzo ai vostri dolori».

E ho sentito parlare di lui in particolare da una suora della comunità, che mi raccontava degli aneddoti della sua vita ed altre massime, come ad esempio: «Vi sia nell’anima tua un bel sereno, nulla ti turbi»; «Sia questo il vostro programma: la croce qui, la gioia lassù, l’amore dappertutto» e così via, frasi che si imprimevano a poco a poco nel mio cuore.

Mentre mi ponevo domande sulla mia vocazione, approcciando alcuni testi sulla sua vita e sul carisma dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, ho potuto conoscerlo di più e apprezzare dei tratti della sua spiritualità che ho subito sentito in sintonia con le mie convinzioni.

Infatti, seppur raffigurato con uno sguardo apparentemente austero, ho compreso che don Vincenzo aveva un tratto affabile e gioviale, riflesso di un’anima tutta di Dio, che ispirava confidenza, ed era interamente donato a tutti coloro che Dio gli aveva affidato, non mancando di esortarli, correggerli, ammonirli, rimproverarli, consigliarli, sdrammatizzando con serenità, calma, prudenza, alla luce dello Spirito Santo.

L’aspetto della sua vita che ritengo più vicino a me è quindi il riferimento alla gioia, alla letizia spirituale, alla giovialità. Gioviale è colui che è abitualmente lieto, piacevole, sereno, che prova una gioia interiore che si esprime all’esterno attraverso la letizia del volto, dell’aspetto, della parola…

«Tutto nella religione cristiana è Gioia e anche dalla Croce si ricava Gioia»: questo insegnava don Vincenzo alle sue suore, questo si rinviene anche nelle massime che avevano attirato la mia attenzione, e di questo ero già convinta sostenitrice anch’io, ritenendo che il segno distintivo del cristiano nel mondo dovesse essere proprio la Gioia, perché se uno è certo di avere Dio per Padre e di essere amato da Lui, non può che «essere contento» per questo immeritato Amore.

Ecco, don Vincenzo è stato definito «un prete contento»… Come sua figlia, vorrei assomigliargli e crescere sempre di più in questo, essendo a mia volta «una suora contenta», sempre felice e grata della mia vocazione, dei fratelli e delle sorelle che mi sono continuamente donati, di questo immeritato Amore. Tanti auguri, don Vincenzo!

Sr Daniela

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