La scelta del… confessore

La Quaresima è il tempo favorevole per riconciliarsi con Dio e con i fratelli. Spulciando tra gli scritti di san Vincenzo, abbiamo trovato alcune indicazioni per la scelta del Confessore. Seppure con le categorie e il linguaggio del tempo, ci sembrano ancora valide nel messaggio di fondo che vogliono trasmettere e pertanto le proponiamo ai lettori in forma integrale.

Come  per la cura del corpo non ci si mette nelle mani di qualunque medico che si incontra casualmente, ma si cerca sempre il migliore, se non lo specialista, così don Vincenzo auspica che la medesima cura si debba avere nella scelta del confessore. Delineandone le caratteristiche, egli si mette tra le file dei penitenti, ma ciò di cui  avverte il bisogno diventa per una lui una regola a esserlo per gli altri.

«Quando scegliamo un confessore, se non possiamo averlo santo, sia almeno buono. Scegliamolo poco indulgente. Meglio averlo severo.

Scegliamo un confessore zelantissimo di santificare i suoi penitenti.

Stimoliamo il suo zelo pregandolo di nulla perdonarci e di battere in tutte le nostre confessioni su tale o tal punto, intorno a cui sappiamo aver bisogno d’essere incoraggiati e rinvigoriti.

Scegliamo un confessore che ci parli con santa libertà.

Scegliamoci un confessore che dimori non troppo lontano.

Se il confessore non fa per noi, cambiamolo. Però fuggite la leggerezza nel cambiare i confessori.

Scegliamo un confessore che non s’accontenta di ciò che gli si dice, ma che fa domande, ad esempio: avete voi un regolamento di vita? Qual è il vostro difetto principale?»

E conclude con un avvertimento.

«A nulla varrebbe, però, la scienza, la bontà, l’esperienza del Confessore, se il penitente non fosse aperto con lui e docile ai suoi comandi e consigli; allo stesso modo che a nulla servirebbe un eccellente maestro se lo scolaro è disapplicato».

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