L’ascolto: punto di partenza

Spesso nei riguardi dei giovani si sentono  affermazioni come: «I giovani di oggi sono nichilisti, sono sprecati, sdraiati, indifferenti verso tutti e verso tutto, accartocciati su loro stessi». L’affermazione può essere in parte anche vera ma mi lascia un dubbio, un interrogativo: sono  davvero così? Infatti, se, davvero vengono considerati a questa stregua  come mai Papa Francesco ha indetto un Sinodo sui giovani, scommettendo lui e la Chiesa intera su di loro? Semplice: i giovani, così come sono, sono oggetto della cura sollecita da parte della Chiesa ma anche soggetti e protagonisti di tale attenzione. Nei miei anni di vita consacrata ho avuto la gioia di avvicinare diversi giovani. A volte alcuni li ho etichettati un po’ superficiali, ma coglievo anche dietro questi atteggiamenti un bisogno di vicinanza, di ascolto, di accoglienza. Frequentandoli mi sono resa conto che è fondamentale considerarli come persone e stabilire con loro relazioni interpersonali piuttosto che considerarli in «massa», in «gruppo», anche se il gruppo è molto importante. E nella relazione è l’ascolto il punto di partenza, non solo per  poterli capire, ma soprattutto perché l’ascolto dice vicinanza, contatto ed esprime affetto.

Facendo riferimento all’esperienza che ho vissuto un po’ di anni fa nella comunità di Milano, parrocchia san Pio V, ho capito che la vicinanza ai giovani trova una modalità di attuazione efficace quando è anche tutta la comunità religiosa chiamata ad essere protagonista e promotrice e non soltanto la singola suora. La comunità, infatti, è il luogo privilegiato dove i giovani fanno l’esperienza del sentirsi a casa, sperimentano la fraternità di relazioni semplici e autentiche, condividono esperienze spirituali con le suore. La nostra comunità era diventata una comunità aperta e flessibile, capace di adattarsi alle esigenze di giovani che chiedevano di trascorrere con noi qualche tempo. Era lì, nella comunità, che si esprimevano L’ASCOLTO, LA PRESENZA E LA CURA DI RELAZIONI.

Tutte le suore, seppure di diverse età, competenze e responsabilità, si sentivano più motivate e maggiormente impegnate quando i giovani, in alcune circostanze o secondo iniziative programmate, partecipavano alla nostra vita fraterna, alla preghiera e anche alla nostra attività apostolica.

Anello naturale di collegamento con i giovani erano soprattutto le suore «più» giovani. Erano loro che, stando con i ragazzi, andando dove essi si trovavano ed avvicinandoli, avevano la possibilità di invitarli a partecipare ai momenti comunitari.

La frequentazione della nostra comunità da parte dei giovani ci chiedeva di superare abitudini e ripetitività e rompere gli schemi rigidi del «non si è mai fatto così». Soprattutto oggi, che la nostra età è avanzata dobbiamo superare questa stessa tentazione, perché più di ieri – ce lo ha ricordato il papa in apertura del Sinodo – «i giovani ci chiamano a farci carico insieme a loro del presente con maggior impegno e a lottare contro ciò che in ogni modo impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità. Essi ci chiedono ed esigono una dedizione creativa, una dinamica intelligente, entusiasta e piena di speranza».

Lo Spirito Santo ci dia la capacità di aprirci alla sua azione nella nostra vita personale, comunitaria e istituzionale per il bene di coloro che in questi giorni sono al centro dell’attenzione non solo nostra ma alla Chiesa intera: i giovani.

suor Immacolata Bonfrate

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