Intervista a suor Federica (2)

  1. Che ricaduta pensi che abbia o ti auguri che possa avere sulla vita e sulla missione del tuo Istituto la tua partenza per la missione ad gentes? O ti senti una mosca bianca?

Come istituto sentiamo il peso dell’invecchiamento e della diminuzione numerica (in 20 anni siamo dimezzate!) e questo comporta una maggiore fatica nel far fronte alle tante necessità apostoliche. La tentazione di chiudersi, di mettersi in parcheggio e di tirare i remi in barca è sempre incombente e siamo chiamate a vigilare molto per non cedervi. È un rischio reale e molto pericoloso. Non mi sento migliore di nessuno nell’aver dato la mia disponibilità a partire, anzi, forse sono una privilegiata che ha ricevuto più di altri. Mi auguro e spero che questa mia partenza possa essere di sprone e di stimolo per tutte (me compresa!) a non lasciarci vincere dalla rassegnazione, a soffiare via un po’ di cenere che forse sta soffocando il fuoco e la passione che spingono i cuori oltre l’ostacolo.

  1. Che cosa porti con te come bagaglio umano e spirituale da condividere e mettere al servizio della comunità parrocchiale a cui sei inviata?

Ho vissuto gli ultimi sei anni a San Mauro Marchesato, un piccolo paese sulle colline crotonesi, in Calabria, a una ventina di chilometri dal mare (tra l’altro bellissimo!). La gente di San Mauro mi ha insegnato che il Vangelo non passa (solo) dalle iniziative, dalle proposte di percorsi o di cammini, dalla programmazione minuziosa e dall’organizzazione perfetta, ma anche e soprattutto dalle relazioni vissute nella gratuità, dal tempo donato allo stare con le persone, mi ha aiutato a comprendere che prima del fare viene l’essere, o meglio, l’esserci. Mi sono resa conto di come troppo spesso invece l’attenzione e la centralità vengono date ad altro, rendendo le nostre comunità parrocchiali dei “tritacarne” di incontri, riunioni, sedute, che a volte restano fini a se stesse e non ci aiutano ad aprirci sul serio all’altro e a far nostra la logica evangelica. Questo è uno dei doni più grandi che ho ricevuto al Sud. E sicuramente lo metterò in valigia per portarlo con me. 

  1. Sei una suora e andrai a far parte di una comunità religiosa. Non sei una novellina…quale peso pensi abbiano le relazioni fraterne nella  missione e quali sono gli elementi che consideri irrinunciabili in tali relazioni ?

img-20161024-wa0000Per rispondere a questa domanda faccio ancora riferimento all’esperienza di San Mauro, che nella sua semplicità mi ha aiutato a mettere a fuoco alcune cose che ora sento come irrinunciabili. Oltre a quanto già detto sopra, aggiungo che fondamentale è stata la vita in comunità.  Eravamo in tre, suor Vincenza, suor Teresa e io. Sono fermamente convinta che se qualche cosa di buono siamo riuscite a condividere con la gente di San Mauro, questo non è stato dovuto principalmente al tipo e alla quantità di iniziative o di proposte, all’aver messo in piedi chissà che, quanto invece al nostro camminare insieme, nella diversità (chi ci conosce sa che caratterialmente non abbiamo molto in comune!), ma nell’unità di intenti, nella fraternità e nella comunione. I sanmauresi non hanno visto tre persone che vivevano sotto lo stesso tetto ma che poi andavano ognuna per conto loro, come battitori liberi. Hanno visto invece tre sorelle che proprio qualcuno di loro ha definito “diversamente uguali”, splendida espressione che esprime bene il nostro vivere comunitario. Ci hanno visto lavorare, stare in oratorio, litigare e far la pace, pregare, donarci il perdono, il tutto sempre insieme, nell’autenticità e nella libertà, lontano dalle invidie e dalle recriminazioni reciproche.  Colgo l’occasione per ringraziare sr. Vincenza e sr. Teresa per gli anni belli condivisi con loro.

  0 comments for “Intervista a suor Federica (2)

  1. 30/10/2016 at 13:50

    L’esperienza comunitaria, la testimonianza dei vincoli costruiti attorno al Maestro sono le cose che davvero contano….. l’unitá nella diversitá…..il condividere nella differenza….sono i frutti autentici della Buona Notizia e soprattutto é ció di cui le persone, e il mondo ha bisogno….vedere e credere che é possibile vivere la diversitá nello stupore e nell’accoglienza al servizio dell’altro!

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