Il mio Vescovo, Mons. Geremia (1)

 

torrazzo-e duomoQuattro anni di sede vacante per la diocesi di Cremona e per i tempi che correvano, sono stati molti e, quando finalmente fu data la notizia che l’8 dicembre del 1871 il nuovo Vescovo avrebbe fatto il suo ingresso ufficiale, al sospiro di sollievo si unì un clima di esultanza. Nella mia parrocchia la comunicazione della notizia fu seguita dal canto solenne del Te Deum con la presenza anche delle autorità civili. Per me fu davvero una bella e rassicurante notizia: ero sacerdote da quattro anni e non avevo ancora percepito di avere una guida pastorale e spirituale e questo mi dava un senso di incertezza nell’indirizzo che stavo dando al mio sacerdozio e al mio ministero. Ora confidavo di poter trovare nella presenza del Vescovo una esperienza di paternità. Io, almeno, mi immaginavo così la mia relazione con il Vescovo.

I preti, che per ufficio o per altri motivi bazzicavano i corridoi della Curia, avevano raccolto notizie sulla nuova autorità che ci era stata assegnata. Era di Brescia e aveva fatto gli studi alla Gregoriana a Roma; era alla prima nomina e appena quarantenne. Insomma avevamo aspettato un po’, ma forse ne era valsa la pena, visto che non sembrava un ripiego in attesa di una successiva nomina, ma una persona con tutti i crismi necessari ai tempi e alla diocesi. MGeremia_bonomellia c’era anche un’altra informazione che veniva fatta scivolare tra i discorsi che sapevano di pettegolezzo: Bonomelli si era manifestato fino a quel momento  strettamente osservante dell’indirizzo conservatore seguito dalle autorità ecclesiastiche. Avrebbe continuato ad esserlo anche dopo le reazioni del Papa conseguenti la caduta del potere temporale nel 1870? Qualcuno arricciava il naso ed altri invece si rallegravano. Ma si sa, erano voci, e in Diocesi lo aspettava una fatica immane: la riforma del Clero.

Lo incontrai la prima volta quando mi convocò per la nomina come Parroco a Regona. Aveva la fama di essere schietto e diretto con i suoi interlocutori e posso confermarlo. Io ero molto impacciato, avrei voluto parlargli delle mie precedenti esperienze pastorali, ma da una sua frase ho capito che era informato di tutto. Volevo  reclinare l’incarico della parrocchia perché mi consideravo giovane come sacerdote e anche perché temevo di non essere all’altezza delle sue aspettative. Non avevo dimenticato, infatti, che mio fratello don Giuseppe aveva detto che a Regona non voleva andarci nemmeno dipinto sui muri, anzi, e nel caso fosse successo, avrebbe fatto graffiare via la sua immagine. E io che cosa avrei potuto farvi? Senza aspettare tante mie parole, il Vescovo mi considerò consenziente e mi  congedò con la sua benedizione unita alla raccomandazione di accogliere le linee della Riforma che aveva emanato da un anno.

Note visite pastorali BonomelliLo rividi in occasione della visita pastorale a Regona, appunto, avvenuta nel 1876. Si trattenne in canonica abbastanza per poter conversare con Lui non solo della situazione della parrocchia, ma, volutamente da parte sua, della attuazione della Riforma del clero. Si informò della mia vita spirituale, del tempo che dedicavo alla lettura e allo studio, alla preghiera personale; volle sapere se partecipavo agli Esercizi Spirituali annuali e se mi rendevo disponibile per la predicazione delle missioni popolari. Curiosò nella piccola biblioteca del mio studio e si compiacque con me per gli autori che avevo scelto per le mie letture. Si diceva in giro che non ammetteva l’ignoranza nei preti e, per quanti lo erano, diventava quasi intollerante. Prese tra le mani il mio breviario e notò che aveva i segni dell’uso quotidiano ed ebbe un cenno di compiacimento. Alla sua partenza mi salutò con: «Conto su di voi».

Questa frase mi mise le ali, la considerai una conferma, ma anche una responsabilità: quella a curare la qualità della mia vita sacerdotale, ma poteva avere anche il significato di una richiesta di disponibilità a qualche suo progetto futuro.

 

 

  1 comment for “Il mio Vescovo, Mons. Geremia (1)

  1. 10/08/2016 at 01:04

    Leggendo queste parole ripenso a quelle persone che sono state e sono tutt’ora i miei punti di riferimento, quelle donne e uomini che mi hanno accompagnato e mi accompagno con “exousia” ovvero con autorevolezza spirituale e morale; persone che hanno avuto con i loro gesti e parole un peso nella mia vita. Autorevolezza fondata in una profonda libertà del dire, fare e pensare “a favore” del bene dell’altro. San Vincenzo donaci la grazia di poter essere quei “punti di riferimento” liberi e forti; di cui il mondo e sopratutto i giovani hanno bisogno!

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