L’andar per santuari mariani di… don Vincenzo

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Oggi li chiamano «viaggi spirituali», ai tempi di don Vincenzo «pellegrinaggi»: non è questione di vocabolario ma di mezzi di trasporto aggiornati.

Don Vincenzo frequentava i santuari mariani o raggiungendoli a piedi, o coglieva l’occasione quando si trovava nelle vicinanze per questioni di ministero o pratiche da sbrigare.

Il santuario del Roggione Roggioneè quello della sua infanzia e adolescenza, perché a due chilometri da Pizzighettone. Qui, ragazzo, veniva nel mese di ottobre quando si celebrava la novena in preparazione alla festa dell’Incoronazione della Vergine. Era, indubbiamente, più  attirato dagli affreschi che ricoprivano la volta  e le pareti della chiesa e che raccontavano i misteri della Madonna, che dalle preghiere in latino o dai sermoni del predicatore di turno. Vincenzo si riempiva gli occhi di quelle scene: erano le prime e le più semplici, ma indimenticabili lezioni di mariologia.

Divenuto Sacerdote conobbe il santuario di Caravaggio o di santa Maria del Fonte. Santuario di CaravaggioNel mese di maggio  il Vescovo convocava, come da tradizione immemorabile tutto il clero, e don Vincenzo si univa ai confratelli. Non tralasciava, fino a quando fu a Regona, di portare in pellegrinaggio anche i suoi parrocchiani, su carri agricoli debitamente  preparati . Era il santuario diocesano!

Ogni volta che veniva a Caravaggio, ammirando l’imponente edificio che spiccava da lontano tra il verde della campagna,  era preso dalla considerazione che tanta imponenza era in contrasto con la Vergine, con la quale ogni giorno nei vespri ripeteva “ ha guardato all’umiltà della sua serva”! Lo attirava però lo spazio sottostante al santuario dove si ricordava l’apparizione. Qui, percepiva la presenza spirituale della Madonna e intrecciava con lei un dialogo familiare e devoto.  Chiedeva pace per il suo animo, ma soprattutto per le controversie ecclesiali e politiche – la famosa questione romana – che sembravano non trovare una risoluzione.  La Vergine, infatti, apparendo a Giannetta, la veggente di Caravaggio, le aveva promesso la pace per la sua vita familiare tribolata, ma aveva assicurato che intercedeva per la pace anche tra i potentati che stavano vessando le popolazioni.

C’erano ancora due santuari,  con la stessa denominazione ma con  diverse ubicazioni, Santa Maria della Fontana, che  don Vincenzo frequentava con maggior costanza. Uno  si trovava nel territorio di  Casalmaggiore (CR)  e l’altro di Camairago (LO). Ci arrivava anche a piedi rispettivamente da Maleo e da Vicobellignano.

Raggiungerli era una passeggiata che si concedeva sul far della sera o quando voleva confessarsi, perché vi incontrava facilmente un confratello o i frati cappuccini.

Oltre all’immagine della Madonna, venerata da secoli dagli abitanti, segno di una vicinanza speciale,  li accomunava l’essere sprofondati nella campagna, circondati dal silenzio delle parole umane e animati dalle voci della natura e dello Spirito che erano dei veri sussurri e fruscii  come quello delle foglie e dell’acqua dei piccoli ruscelli che correvano in sordina lì vicino.

Si sarà mai domandato don Vincenzo perché  questi quattro luoghi mariani erano uniti dal filo rosso dell’acqua?

  2 comments for “L’andar per santuari mariani di… don Vincenzo

  1. Figlie Oratorio Viadana
    11/05/2016 at 13:06

    Grazie di questi continui aggiornamenti molto preziosi!!! Abbiamo visto anche l’’immagine della Madonna della fontana di Casalmaggiore, dove noi ci rechiamo spesso essendo molto vicine e certamente frequentato dal nostro Santo. Grazie di cuore Sr di Viadana

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  2. 11/05/2016 at 14:25

    Grazie per l’incoraggiamento. Ci è di sostegno perché mantenere aggiornato il blog e con temi in grado non solo di soddisfare la curiosità, ma anche di consolidare con l’esempio di san Vincenzo la vita spirituale e rafforzare il senso di appartenenza a questa nostra famiglia religiosa non è un impegno da poco. Lo facciamo però con tutta la passione che ci arde dentro, perché amiamo e ci sentiamo parte viva della famiglia da lui generata e vogliamo che il bene esistente in essa o prodotto sempre nuovo sia tramandato di generazione in generazione e si diffonda il più possibile. Dice Giovanni nella sua prima lettera: “Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” 1Gv 1,1-3.
    Grazie ancora!

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