La corona del Rosario

 

RosarioQuando hanno composto la salma di don Vincenzo aveva i paramenti liturgici, ma avrà avuto intrecciata alle sue mani la corona del rosario? Nessuno ce l’ha riferito…

E tra gli oggetti custoditi come suoi ricordi si trova la corona da lui usata?

Interrogativi leciti ma dettati da una curiosità molto pragmatica, che ci spinge ad essere quasi degli investigatori più che devoti.

E se anche ricevessimo una risposta affermativa, sarebbero immagini statiche con sapore di archivio e poco di memoria vivente.

Racconta una parrocchiana che don Vincenzo pregava il Rosario con le persone in ginocchio sui banchi della Chiesa.mani col rosario

È una testimonianza che si riferisce forse ad alcune circostanze particolari, come novene o mese di maggio e di ottobre, perché, di fatto, al tempo, il Rosario era la preghiera della famiglia, più che della parrocchia. Tutte le sere prima della cena, attorno alla polenta  fumante già rovesciata sul tagliere, – meritato anche se povero premio per una giornata di lavoro e fatiche – o seduti attorno al braciere con la pentola dei legumi brontolante sul fuoco, la nonna o la mamma intonavano il “Deus in adiutorum meum intende…” e tutti masticando un pessimo latino univano la loro voce alle Ave Maria che scorrevano lente ma cariche delle invocazioni interiori con cui ognuno le accompagnava: le madri per i figli, i padri per la famiglia, le spose per gli sposi, e i figli piccoli entravano in questo circolo spirituale sostenuti dalla fede e dalla devozione degli adulti e a loro insaputa bevevano a questa  fonte.

Per don Vincenzo, sacerdote, pregare il Rosario non fu mai un obbligo, tra  quelli che gli richiedevano la disciplina sacerdotale, ma era naturale come sedersi a mensa: così aveva appreso nella sua famiglia. E a Regonrosari varia come a Vicobellignano lo pregava con la sua domestica, perché era la preghiera della famiglia.

Oggi assistiamo alla tendenza di fare della corona del Rosario un accessorio al dito, al collo, al polso e in una società pluralista e agnostica può diventare  il segno della identità di cristiani.

Per san Vincenzo era la sua compagnia nei viaggi. Per questo è un po’ sbrigativo definirlo un uomo chiuso e poco propenso alla conversazione, di fatto era un uomo in preghiera. Con la preghiera, in particolare del Rosario perché più vicina alla sua formazione spirituale, per intercessione della Vergine chiedeva a Dio la benevolenza per le questioni a cui doveva dedicarsi, per le persone che avrebbe incontrato, per le iniziative a cui stava per dar mano.

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