«E tu, chi dici che io sia?»
Nell’anniversario della canonizzazione di san Vincenzo Grossi, parroco e fondatore,

Per un attimo prendo a prestito dal Vangelo la domanda «E tu chi dici che io sia?» e la pongo sulle labbra di Vincenzo Grossi, come indirizzata a me, e a chi. per diversi motivi, ne fa memoria in questa ricorrenza.
Chi è per me, per te, san Vincenzo Grossi?
Ho ascoltato i racconti che le suore anziane tramandavano a noi giovani quando la «Memoria»era l’unico testo a cui dare fede, racconti che a loro volta avevano raccolto da chi le aveva precedute.
Ho letto e riletto le numerose pagine che sono state scritte su di Lui.
Saprei dire tante cose di Lui, ma prevalentemente in riferimento alle iniziative a cui ha dato vita come parroco e fondatore.
La domanda, nel suo significato originale, non riguarda però i fatti quanto piuttosto la peculiarità di Lui che mi ha colpito, che ha raggiunto il mio animo.
Tra le tante possibili affermazioni, ricorre dentro di me questa: SEI UN SACERDOTE NEL SENSO PIENO DEL SIGNIFICATO DEL TERMINE E DELLA FUNZIONE.
La tua essenza non è di aver fatto il parroco e come lo hai fatto, né di aver fondato un Istituto religioso, ma di essere consacrato a Dio e dedicato al popolo.
Consacrazione e dedizione come due facce di una stessa medaglia; una il rovescio dell’altra.
Una consacrazione non simulata, e una dedizione non esibita. Dio per te, Vincenzo, non era l’etichetta per fare il prete, né l’essere prete il salvacondotto per fare delle attività.
Lo eri, semplicemente e in verità.
Questa è, infatti, la tua verità profonda, e beato chi riesce a coglierla e ad accoglierla.