Cuore compassionevole
La solennità del Sacro Cuore che oggi celebriamo liturgicamente ci porta, quasi naturalmente, ad aprire una pagina storica del nostro Istituto. Storica, nel senso di vera, di reale, di vissuta…e non nel senso di archiviata o scomparsa. Nelle nostre comunità, nei manuali di preghiera e nel linguaggio, anche ufficiale, è sparito o forse anche solo cambiato il lessico che si riferisce al Cuore di Gesù e nei nostri luoghi di devozione l’iconografia devozionale è stata sostituita da altro.
Questi cambiamenti sono solo esteriori?
Il nucleo della spiritualità del Sacro Cuore impregna la nostra spiritualità, la nostra vita e la nostra missione che si esplicita sinteticamente in un amore che si dona, fino alla fine.
Oggi, per interpretare e definire le espressioni che per quasi un secolo abbiamo usato e che ci hanno ispirato come riparazione ed offerta, potrebbe aiutarci la parola «compassione».
«Gesù vedendo le folle, ne ebbe compassione»…
Don Vincenzo Grossi vide la gioventù del suo tempo lasciata a se stessa e ne ebbe una forte impressione, cioè «compassione».
La compassione non è commiserazione, ma chiede sintonia prima di tutto con i sentimenti di Gesù per avere un cuore simile al suo. E più ci avviciniamo ai suoi sentimenti, più le Sue preoccupazioni e le Sue sofferenze sono importanti per noi, e più ci rendiamo disponibili a collaborare con la Sua missione.
Un amore compassionevole è sempre impegnato con i dolori dell’umanità! Essere cristiani ed essere sociali, infatti, sono parte della stessa esperienza.
La nostra vocazione e missione è avere compassione per il mondo in cui viviamo, avere verso di esso gli stessi sentimenti del Cuore di Gesù per farcene carico, piuttosto che per criticarlo o detestarlo.