Libertà e obbedienza, secondo Filippo Neri

In continuità con il tema di riflessione di quest’anno e nel giorno della sua memoria liturgica, attingiamo alla spiritualità di san Filippo Neri per qualche considerazione. San Filippo, infatti, è il  Patrono e l’ispiratore del nostro Istituto, secondo l’intuizione del nostro Fondatore. 

Filippo ebbe sempre una sincera diffidenza verso tutto ciò che sapeva di imposizione e che in un modo o nell’altro imponeva limiti alla persona.

La Libertà per lui è la possibilità per una persona di esprimere la propria originalità, cosa che richiede sempre, secondo il santo, stima e rispetto da parte degli altri e che la persona sia a proprio agio.

Si tratta qui di una libertà non sociale, ma guidata dallo Spirito il quale deve poter agire nel cuore dell’uomo senza ostacoli. Una tale libertà non è sganciata dalle regole, che sono un sostegno nel cammino, ma scioglie da tutte le paure dell’anima che mortificano il volto di Dio impresso in ogni uomo.

In questa ottica in cui la libertà è un dono dello Spirito e, in quanto proveniente dall’Alto è un diritto inalienabile, viene fuori l’obbedienza, altro aspetto cardine della spiritualità di san Filippo Neri.

In primo luogo egli considera l’obbedienza allo Spirito come «disposizione obbediente» nei confronti della grazia divina e dell’uomo. San Filippo riteneva l’obbedienza come uno strumento di crescita spirituale e desiderava dai suoi figli spirituali una obbedienza autentica a cui li conduceva senza imporsi, convinto che «per essere assai obbedito bisogna comandar poco».

Con la stessa pazienza di Dio, egli faceva in modo che l’amore per Dio passasse dal suo cuore, dai suoi gesti, dalle sue parole ai suoi figli spirituali, penetrandoli, secondo le capacità di ognuno.

L’obbedienza, per Filippo, non si regge da sola, si fonda sulla carità e prevede di «onorare non solo i superiori, ma anche gli uguali e gli inferiori».

 

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