«Il digiuno che voglio…» (Quaresima 2)
Nel messaggio quaresimale papa Leone mette in evidenza anche la pratica del digiuno.
Il digiuno nel suo significato originario di astensione dal cibo è considerato tradizionalmente un aspetto caratteristico della quaresima ed è un esercizio ascetico antichissimo ed insostituibile nel cammino di conversione.
Il papa riprendendo questa dimensione spiega che il digiuno del corpo aiuta a discernere ciò di cui abbiamo «fame», a riconoscere gli «appetiti» che ci abitano. Infatti, accanto al cibo ci sono anche, e non meno impellenti, la fame di visibilità, di considerazione, di audience…, appetiti mossi da un desiderio che ha bisogno di essere disciplinato, purificato e reso libero così che rivolga a Dio e orienti ad agire nel bene.
Il papa esorta, inoltre, a conservare al digiuno la sua verità evangelica, cioè a essere vissuto nella fede e nell’umiltà, e a non separarlo mai dal nutrirsi della Parola di Dio.
E nel suo messaggio include alcune forme di privazione capaci di rendere forte e autentica la vita cristiana… astensioni concrete e magari poco apprezzate.

Invita in particolare alla rinuncia alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie, suggerendo una rieducazione a misurare le parole e a coltivare la gentilezza.
Se il digiuno come rinuncia al cibo si è affievolito nel suo significato evangelico, velato o dai bisogni o dalle mode, resta impellente la necessità del digiuno che il papa suggerisce e la responsabilità a creare lo spazio per la voce dell’altro, a dare accoglienza al grido di chi soffre e a soddisfare la «fame di giustizia e di pace».