Quaresima: tempo di cambiamenti

La quaresima inizia con il segno delle ceneri sul capo e si conclude, il Giovedì Santo, con la lavanda dei piedi. Quaranta giorni per poter cambiare da capo a piedi, diceva don Tonino Bello!

Sì, la quaresima è il tempo favorevole della conversione, del cambiamento.

Si tratta di entrare con spirito evangelico in un esercizio a cui la vita ci educa ogni giorno. Ad ogni svolta, infatti, la vita chiede cambiamenti, a livello personale e comunitario, ma anche sociale ed ecclesiale.

La conversione non è esclusivamente in rapporto al peccato, ma anche alle novità che la vita richiede alla persona nelle diverse tappe della crescita, come pure alle comunità nel cammino del loro sviluppo. Per noi credenti la conversione è apertura al Kairòs, all’azione di Dio.

A livello personale i cambiamenti più vistosi sono richiesti nel passaggio da una stagione all’altra della vita. E ogni passaggio sollecita nuove disponibilità e impone nuovi atteggiamenti vitali.

Nessuna di noi vive l’obbedienza o la vita di preghiera o le relazioni fraterne come ai tempi della prima formazione! Se così fosse sarebbe segno di mancata evoluzione.

Le situazioni contingenti, i trasferimenti in nuovi e successivi contesti socio-ecclesiali, la costruzione di ulteriori reti interpersonali hanno imposto una conversione per essere costruttive ed edificanti per sé, la comunità, il contesto. Per noi, la conversione è soprattutto la disponibilità ad assumere gradualmente i valori evangelici: la docibilitas.

Se tutti conveniamo sulla necessità della conversione personale, siamo meno sensibili e disponibili all’idea che le comunità, come le Istituzioni anche religiose, debbano convertirsi. Spesso i cambiamenti richiesti alle comunità o alle Istituzioni toccano le strutture, interpellano le abitudini, le consuetudini, e possono incontrare resistenze. Ma quando avvengono consentono lo sviluppo e la maturazione delle singole persone!

Una non ben definita stanchezza spirituale o rassegnazione che può colpire le singole persone consacrate, ma anche la fragilità crescente dei giovani, l’inefficacia della attuale catechesi di iniziazione, le nuove problematiche sociali che interpellano le comunità, urgono un cambiamento, una conversione.

Ecco, questo è il tempo favorevole! Questi sono i tempi favorevoli per domandarci quali passi è possibile fare, come singole persone e come comunità. La conversione, come i cambiamenti, è un «processo»: c’è sempre un primo passo e poi il cammino si apre davanti.

Rispondi