L’intuizione originaria

Il Motu Proprio Spiritus Domini (qui), promulgato recentemente dal Papa apre lo spazio per una considerazione sul nostro Carisma che ci colloca, per vocazione, al servizio della parrocchia.

Dall’essere interamente soggette ai parroci nelle opere di zelo, come scriveva il Fondatore nelle Regole del 1901 approvate dal Vescovo Bonomelli, siamo passate ad essere umili cooperatrici dei parroci secondo le Costituzioni approvate dalla Santa Sede nel 1927, e per ultimo definite attive collaboratrici dei parroci nelle Costituzioni rinnovate del 1989, definizione ripresa nel testo rivisto nel 2017. Variazioni che hanno percorso più di un secolo di storia e di vita, e che riflettono  indubbiamente l’evoluzione del pensiero circa il ruolo della donna nella Chiesa e nella società e del linguaggio ad esso connesso.

Don Vincenzo Grossi, nel suo progetto di fondazione, è stato guidato da un principio chiaro, quello della sussidiarietà. Le suore lo concretizzavano attraverso la partecipazione a tutte le opere di zelo della parrocchia, facendosi carico particolarmente delle iniziative formative e sociali ad essa legate. 

Il Fondatore aveva messo, però, un divieto non per limitarne l’azione ma per risaltarne una dimensione costitutiva: non potevano avere o frequentare altra chiesa che non fosse quella della parrocchia, (…) al pari di qualsiasi fedele. Da un lato, cioè, voleva istituzionalizzare la collaborazione femminile a fianco dei sacerdoti, dall’altra chiedeva che le suore vivessero della parrocchia come comuni fedeli, non per dissimulare la consacrazione religiosa che professavano, ma perché egli aveva intuito che la loro peculiarità doveva consistere nell’assumere i tratti tipici interiori ed esteriori della spiritualità sacerdotale comune a tutti. Sicuramente era una intuizione dai contorni ancora vaghi, ma non infondata.

Abbiamo dovuto attendere il Vaticano II per capire meglio tutto questo, soprattutto per non ridurre la sussidiarietà a un supporto, a una forma pratica e funzionale di complementarietà. La comune dignità battesimale di Figli e Figlie in Cristo, di fratelli e sorelle, il sacerdozio comune a tutti e di cui siamo stati investiti col Battesimo, come pure l’unzione crismale che ci rende partecipi della vita e missione di Cristo e capaci del servizio alla comunità, sono un ministero.  

Nella parrocchia la nostra presenza, pertanto, non è solo una risposta ad un bisogno, fosse anche quello più spirituale come intercedere per la santità dei preti. La condivisione dei ministeri riconosce che «siamo ordinati l’uno all’altro»( LG 10), ministri ordinati e non ordinati, uomini e donne, in un rapporto vicendevole.

Il nostro servizio di Figlie dell’Oratorio nella parrocchia, allora, è ontologico, a prescindere dalle opere che abbiamo svolto o svolgiamo in essa o che ancora possiamo compiere.

«Nulla è cambiato, direbbe san Vincenzo Grossi, nulla viene introdotto di nuovo, solo che ora comprendiamo meglio l’intuizione che era all’origine».

Ringraziamo, allora, papa Francesco, perché nell’impegno profuso a promuovere la donna, promuove anche alcuni Carismi femminili, illuminandone il senso e il servizio!

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