Pagine di vita, racconti di un’anima (23)

Lodi,15 maggio 1898

Anche se gli studi e le ultime prove stanno premendo, Taddea ed io ci prendiamo la libertà di fare qualche passeggiata fuori città. Sono i momenti più belli perché riusciamo a comunicarci le nostre idee, i nostri sentimenti. Io approfitto per sapere se pensa ancora alle vicende della sostituzione della superiora, e come sono le sue attuali disposizioni. Da parte sua è molto disponibile ad aprirsi e mi dice che sono cambiata nei suoi confronti, senza farsi nemmeno sfiorare dal dubbio che era lei ad essere concentrata su altre cose e a non accorgersi di chi le era vicino. La invito a compiere questo sacrificio volentieri, come se glielo chiedesse di persona il Signore e le dico che «se non sei contenta tu, sarà più contento Lui». Ci raccontiamo anche dell’accompagnamento del confessore. E da lì la conversazione passa a temi spirituali. Soprattutto condividiamo le strategie che usiamo per rimanere unite al Signore durante le ore di scuola. Io le spiego del piccolo crocifisso che metto sul banco e che frequentemente il mio sguardo cade su di esso e mi richiama a Gesù.Taddea mi ribatte pungente dicendomi che è per questo che non prendo appunti e che se pure lei si perdesse in pensieri spirituali, come faremmo a tener presenti tutti i particolari che i professori ci spiegano e che non si trovano sui libri? Se poi io insisto che bisogna confidare nel buon Dio e che non studiamo di nostra volontà e quindi è obbligato ad aiutarci, Taddea, che ha sempre la risposta pronta, mi dice: «Aiutati che il ciel t’aiuta!»

Se anche fossi la prima della classe ma non acquistassi un po’ di virtù o non crescessi nell’unione con il Signore a che cosa varrebbe, raggiungerei lo scopo della mia vocazione?

Suor Maria Caccialanza, che pure appoggia la decisione di don Vincenzo di farci studiare, non perde occasione per dirmi che lo studio potrebbe portare alla superbia della vita e sarebbe un gran danno. Io ho paura della superbia, perché ce l’ho e non sempre me ne rendo conto. È per questo che ringrazio il Signore quando a scuola ho l’occasione di ricevere delle umiliazioni.

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