Mediterraneo frontiera di pace

Si sta celebrando in questi giorni a Bari l’Incontro «Mediterraneo, frontiera di pace» promosso dalla CEI, una sorta di Sinodo del Mediterraneo che raccoglie nella città di san Nicola dal 19 al 23 febbraio cinquantotto vescovi delle Chiese affacciate sul grande mare, in rappresentanza di tre continenti (Europa, Asia e Africa), di un’area segnata da guerre, persecuzioni, emigrazioni, sperequazioni. Si concluderà con la presenza di papa Francesco.

Questo appuntamento è un unicum nel suo genere. Non è una conferenza o un simposio internazionale ma un incontro di fraternità fra vescovi del Mediterraneo che per la prima volta si ritrovano insieme per riflettere e provare a trovare le coordinate di un’azione comune di fronte alle emergenze umanitarie di cui il mare è solo il crocevia.

Questo incontro prende spunto da una iniziativa di Giorgio La Pira, quando sindaco di Firenze, organizzava i «Colloqui mediterranei» con capi di Stato e di governo, per coltivare una prospettiva di dialogo, di pace e di incontro che ambiva a superare secoli di divisione. Lui parlava del Mediterraneo come del «grande lago di Tiberiade» in cui si affacciavano le civiltà della «triplice famiglia di Abramo».

Un incontro che non intende prevaricare le responsabilità nazionali ed internazionali, ma che mette al centro la persona, la sua dignità in nome del vangelo: «Quello che non avete fatto a uno di questi…non l’avete fatto a me».

Troppi luoghi comuni, troppi slogan vorrebbero spegnere questa voce, la voce dei nostri Vescovi che noi invece ci impegniamo ad accogliere, perché consapevoli di appartenere ad un’unica famiglia, quella dei figli di Dio.

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