Insieme… oltre la mera sopravvivenza

Il documento «Per vino nuovo otri nuovi» presenta una serie di Orientamenti che «intendono leggere pratiche inadeguate, indicare processi bloccati, porre domande concrete, chiedere ragione circa le strutture di relazione, di governo, di formazione circa il reale sostegno dato alla forma evangelica di vita delle persone consacrate» (dall’Introduzione).

Qualcuno potrebbe leggerlo come un «capo d’accusa» o sentirlo come un dito puntato contro il proprio operato. In realtà, non è un documento scritto per svilire o sminuire il cammino della Vita Consacrata, quanto piuttosto per rinvigorirlo e appunto orientarlo, riconoscendo il tanto che è già stato fatto, senza però «negare fragilità e fatiche che vanno riconosciute e nominate perché il cammino intrapreso non solo possa continuare, ma pure radicalizzarsi ulteriormente in termini di fedeltà e creatività» (n. 6).

Come si diceva nell’articolo precedente, siamo in una fase di estesi e rapidi cambiamenti imprevisti e caotici che comportano e richiedono nuove risposte, che però mettono in luce crisi di progettualità storica e di profilo carismatico. Il segno di questa crisi è un’evidente fatica ed emerge in alcuni casi l’incapacità a passare da una amministrazione ordinaria (management) ad una guida che sia all’altezza della nuova realtà in cui bisogna giocarsi saggiamente. Non è un compito facile fare il salto da un semplice amministrare realtà ben conosciute a guidare verso mete ed ideali con una convinzione che generi vera fiducia. Questo comporta non accontentarsi di mettere a punto strategie di mera sopravvivenza, ma esige la libertà necessaria a lanciare processi. Soprattutto si rende sempre più necessario un ministero di guida capace di sollecitare una reale sinodalità alimentando un dinamismo di sinergia. Solo in questa comunione di intenti sarà possibile gestire la transizione con pazienza, saggezza e lungimiranza (n. 8).

Sinodalità, sinergia, comunione di intenti devono diventare parole d’ordine da coniugare in uno stile vissuto. Possiamo andare avanti a fare quello che stiamo facendo, con tanta generosità e dedizione, senza porci troppe domande e sperando che prima o poi il vento torni favorevole. Soluzione che non richiede certamente un grosso investimento di energie, ma non per questo efficace né tantomeno indolore. Oppure possiamo fermarci, prenderci un po’ di tempo per guardare insieme cosa sta succedendo dentro agli otri della nostra vita consacrata (n. 9), e discernere insieme come vogliamo impiegare in futuro le forze che ancora abbiamo, tante o poche che siano.

La sottolineatura va senza ombra di dubbio sulla parola “INSIEME”. Se chi ha il ruolo dell’autorità non si accorge della necessità di coinvolgere tutti i membri dell’Istituto in un cammino di discernimento comunitario, dando loro vera fiducia, sarà difficile intravedere nuovi orizzonti aprirsi davanti a noi. È urgente creare spazi di confronto in cui ciascuno possa esprimere le sue idee, il suo sentire, i suoi sogni e timori sul presente e sul futuro della nostra vita e della nostra chiamata. È necessario uscire dalla logica illusoria del potersela cavare da soli, per entrare nell’ottica della sinodalità, del dialogo autentico, dell’ascolto reciproco. È indispensabile avere l’umiltà di lasciarsi aiutare da chi si è già messo in cammino, da chi ha uno sguardo capace di andare oltre i soliti schemi, da chi non ha paura di osare passi nuovi.

«A volte sembra che la vita consacrata sia quasi completamente ripiegata sulla gestione del quotidiano o su un esercizio di semplice sopravvivenza. Un simile modo di affrontare la realtà va a scapito di una vita piena di senso e capace di testimonianza profetica […]. Purtroppo il rischio è che si sia completamente assorbiti dall’arginare i problemi piuttosto che immaginare dei percorsi […], proprio mentre si è chiamati ad abbracciare generosamente nuovi esodi» (n. 8).

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