L’abbraccio…di Gesù

Sull’altare maggiore della Chiesa campeggiava un grande crocifisso. Durante la Quaresima don Vincenzo era solito, per la sua meditazione quotidiana, soffermarsi a contemplare il Cristo in Croce. Non trascurava altre immagini presenti nella stessa chiesa che narravano la passione e la morte di Gesù.

In un altare laterale, infatti, la devozione dei fedeli aveva appeso un quadro con una «deposizione». Anche davanti ad essa sostava a lungo.

Questa era un’immagine poco artistica, ma don Vincenzo la ripercorreva ora nel suo insieme, ora nei dettagli con lo sguardo illuminato dalle parole della Scrittura.

Ecco, pensava, Gesù deposto risponde perfettamente al ritratto del servo sofferente delineato dai profeti a cui ben si addice il titolo di uomo dei dolori!

E si immedesimava nella scena, immaginando di trovarsi al posto di Maria, di tenere Gesù sulle sue braccia e di rivolgersi a Lui con la stessa tenerezza e sincerità con cui si parla ad una persona cara morta:

«O buon Gesù, sorreggendoti sulle mie braccia tremanti io ti rimiro pieno di vergogna e vedo proprio che non potevi fare di più… Basta, basta così, non voglio disgustarti più oltre con le mie colpe, perché già hai patito abbastanza. Tanto, troppo mi hai amato e tanto ti sono costato!»

Contemplando Gesù in Croce, il silenzio della Sua morte lo chiamava ad abbandonarsi fra le sue braccia aperte.

Come poter negarsi a questa richiesta? Non poteva rifiutarsi. Non poteva andarsene senza prima arrendersi.

Ora era lui, povero prete peccatore, ad abbandonarsi fra le braccia aperte di Gesù, e nella fede… vi si sentì stretto e benedetto.

Don Vincenzo chiuse gli occhi, e un moto di commozione gli salì dal fondo del cuore.

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