Pieno di zelo…

Dopo le feste di Natale, quando il gelo e la neve tenevano tutti in casa, mentre i suoi parrocchiani erano impegnati nei lavori intorno alle cantine o alle stalle, don Vincenzo trascorreva le giornate in canonica intento allo studio. Venne da lui una mattina un giovane sacerdote che voleva conoscere dal vivo un prete pieno di zelo, almeno così si diceva in diocesi del parroco di Vicobellignano.

Mentre sorseggiavano una scodella di brodo caldo che la perpetua con insolito zelo aveva servito ai due sacerdoti, don Vincenzo quasi stesse commentando le qualità della bevanda davvero ristoratrice, suggerì che per lui «lo zelo doveva essere più dolce che amaro, non esagerato, paziente nell’aspettare i tempi dei fedeli, non importuno, anzi amorevole».

Era esattamente il contrario di come il visitatore considerava lo zelo!

Don Vincenzo aveva letto sul suo volto questa perplessità e aggiunse: «Non esigiamo troppo! Chiediamo prima il necessario, poi procediamo con gradualità. Senza questa regola si fa più male che bene alle persone».

Portò le scodelle vuote in cucina nell’acquaio e, sedutosi, quasi stesse continuando un discorso che aveva continuato tra sé e sé, disse: «Se vuoi fare molto bene, essere pieno di zelo, è necessario essere molto virtuosi e santi. Chi è privo di virtù non farà mai nulla di sodo per la gloria di Dio. Inoltre dopo aver faticato per il prossimo, consideriamoci servi inutili».

Quando accompagnò alla porta il giovane sacerdote, lo salutò suggerendogli di «non lasciarsi prendere dalle esagerazioni, anche apostoliche», quelle infatti si chiamano agitazioni, non zelo, aggiunse don Vincenzo a mezza voce, ma il suo visitatore non sentì le ultime parole coperte dallo scricchiolio del ghiaccio sotto le scarpe.

Circostanza casuale o tattica?

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