Don Vincenzo e… «l’altra metà del cielo» (2)

Le suore, a chi appartengono?

Peppina, Luigia, Angelina, Marina, Taddea, Martina, Maria, Rosina, Artemisia, Maddalena… sono solo alcuni dei nomi delle prime religiose di don Vincenzo. La diversità delle loro provenienze, dal cremonese al lodigiano, dal mantovano al guastallese, portò in stretto contatto culture, tradizioni ed esperienze totalmente diverse e in alcuni casi contrapposte: c’erano l’insegnante e la contadina, la proprietaria di terreni e la domestica, la maestra di ricamo e la venditrice ambulante di ortaggi, la giovane che proveniva da una famiglia numerosa e quella di età matura che aveva già vissuto da sola.

Don Vincenzo intratteneva con ciascuna un rapporto personale, ora di collaborazione o di condivisione, ora  di accompagnamento spirituale o di interessamento; evitava ogni intervento che potesse esprimere che la nuova fondazione gli apparteneva, che era «sua», perché egli la considerava opera di Dio.

Non consentì mai e in alcun modo che le suore si legassero a lui, né per motivi spirituali e meno ancora perché erano entrate nell’Istituto da lui fondato. Vivente, non gli è mai stato attribuito il titolo di padre, anche se esercitò una vera paternità secondo lo spirito. Mentre si prendeva cura delle suore, aveva la chiara consapevolezza che appartenevano a Dio e all’Istituto che avevano scelto per vocazione. Forse proprio in questa convinzione si radicava la libertà con cui le accoglieva e le lasciava andare, la schiettezza a volte anche un po’ rude con cui le correggeva. La fedeltà delle suore, don Vincenzo non  la considerò mai un frutto delle sue iniziative, ma dello Spirito.

«Quando morì mio fratello – racconta Luigia Cipriani – mi chiamò e vidi che piangeva prima ancora di darmi la notizia. Mi consegnò un biglietto chiuso, mi benedisse aggiungendo: ‘Fai la volontà di Dio, rimani a conforto di tua mamma, ma ricordati che appartieni all’Istituto’. Nel biglietto don Vincenzo mi diceva di rimanere a casa per provvedere alla mamma. Trascorsi appena otto giorni, la mamma mi disse che era contenta se fossi ritornata nell’Istituto e mi venne ad accompagnare da don Vincenzo a Vicobellignano. Don Vincenzo si interessò di come la mamma poteva mantenersi, la incoraggiò a confidare nel Signore e le disse: ‘Vi do la mia benedizione. Il sacrificio che fate vi sarà ricompensato dal Signore’. Diede anche a me la sua benedizione e l’obbedienza di ritornare alla mia comunità».

Un semplice ricordo percorso da un diffuso senso di appartenenza alla famiglia religiosa. Quello della suora che, non senza sua meraviglia e sorpresa, di fronte ad una situazione di crisi determinata dalla morte di un familiare, è oscurato dalla decisione di don Vincenzo di farla rientrare in famiglia. C’è il senso di appartenenza secondo don Vincenzo, sulla base del quale ricorda alla suora, che il bisogno della mamma, sacrosanto in quel momento, non poteva cancellare una nuova appartenenza spirituale e forte più di quella del sangue. C’è quello della mamma verso la figlia, che momentaneamente sembra prevalere, ma che lascia il posto a quello nuovo che la madre ha avvertito nella figlia. Infatti, decide che non può trattenerla con sé, perché appartiene a Dio e alla missione particolare, secondo la vocazione che ha scelto.

Le parole molto semplici di don Vincenzo «tu appartieni all’Istituto» non volevano indicare un vincolo giuridico che si può contrarre e sciogliere, ma una appartenenza più profonda, radicata nella consacrazione a Dio, che si esprime nella adesione ad una famiglia religiosa, ben interpretata nelle parole del rito della professione «Tra noi, ora tutto è in comune».

E tutto, significa semplicemente: tutto! Don Vincenzo, la mamma e la figlia lo avevano compreso.

Luigia ritornò nell’Istituto e riprese il suo posto come se mai se ne fosse allontanata; don Vincenzo la reintegrò anche visibilmente nella sua appartenenza che non si era mai disintegrata  perché  era stabilita in Dio. La madre continuò ad amarla come figlia, ma senza trattenerla: era consegnata per sempre.

  1 comment for “Don Vincenzo e… «l’altra metà del cielo» (2)

  1. Sergio Rotta
    17/08/2018 at 11:04

    Un nuovo modo di porsi nel tempo. Vero precursore dei tempi. Uomo di Dio che nei Comandamenti ha ricordato di Onorare i Genitori. Con Vincenzo non si è dimenticato della famiglia da cui provenivano le Sue Figlie

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