Quando suona l’ora di Dio… (1)

A 12 anni di età, per quanto Vincenzo potesse essere già  iniziato alla fede, non era in grado, davanti al rifiuto dei genitori alla sua richiesta di entrare in seminario, di elaborare la risposta che i testimoni gli attribuiscono e che lui stesso riferisce confidenzialmente ad una suora: «Non è ancora suonata l’ora di Dio».

Ormai sacerdote da alcuni anni e forse più, rileggendo la sua vita passata con la fede della persona adulta e già avanzata nell’esperienza spirituale, si rende conto che Dio intesse nella sua trama circostanze e fatti accidentali, legati ad una evoluzione naturale e sociale, e in questo intreccio costruisce la vita delle persone non fuori dai contesti, ma grazie ad essi, portando piano piano i tempi alla loro maturazione!

Anche Gesù, alle nozze di Cana, quando era finito il vino e sua madre gli aveva chiesto di non ignorarne le conseguenze e di intervenire, aveva parlato di un’ora che  non era «ancora giunta», l’ora della sua «manifestazione».

Ma come capire quando non è ancora  l’ora di Dio e quando invece sta per scoccare?

Per Vincenzo, al quale era familiare il tocco, ad ogni ora, dell’orologio del campanile della chiesa, il tempo di Dio si doveva compiere con un segno chiaro, nitido, appunto come il suono dell’orologio della torre.

Lo avvertì, quando la famiglia acconsentì al suo ingresso in seminario e lui fu ritenuto dal suo parroco sufficientemente pronto per affrontare gli studi. Le circostanze in quel momento furono interpretate come la voce di Dio che apriva strade e porte perché potesse realizzare il suo proposito di essere sacerdote.

Questa lettura teologica della vita e dei suoi eventi, semplici o complessi, divenne lo stile con cui Vincenzo rielaborava quello che gli accadeva.

 

 

 

 

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