Dedicata all’educazione della gioventù

Ha compiuto pochi mesi fa ottanta anni (ma non li dimostra affatto!) e celebrerà tra due anni il suo giubileo «argentino». Non è tra le prime quattro suore partite – che sono già in paradiso! – ma fa sempre parte parte delle operaie chiamate nelle prime ore al lavoro missionario e ancora «attiva» in quella che è diventata la sua seconda Patria, quella del cuore: l’Argentina. Parliamo di suor Carla Traballi. Ci racconta la sua passione per la gioventù rimasta intatta dal primo giorno in cui è arrivata a Caseros.

L’inizio della missione ad gentes del nostro Istituto in Argentina è stata per me motivo per realizzare un desiderio che da anni avevo in cuore: far  parte del primo gruppo di suore figlie dell’oratorio in missione. Il Signore ha voluto che dopo pochissimi anni dalla prima apertura la mia domanda di essere missionaria fosse accolta e divenisse realtà. Il giorno 5 ottobre 1969 sono arrivata a Caseros nella periferia di Buenos Aires dove si stavano iniziando i lavori per la costruzione di una scuola. 

L’impresa più impegnativa era quella di adattare una fabbrica o «capannone» a scuola a tutti gli effetti, per accogliere i primi bambini del rione. Il progetto, infatti, era quello di dare avvio ad una scuola riconosciuta dallo Stato, per il numero elevato di bambini che abitavano nel quartiere le cui famiglie chiedevano una formazione culturale, cristiana ed umana qualificate. Per questo motivo i Superiori mi hanno chiesto subito la disponibilità a conseguire i titoli di studio argentini per poter avere così il diploma d’insegnante e per esercitare l’insegnamento oltre che dirigere la scuola. Questo ha comportato la richiesta della nazionalità argentina, l’apprendimento veloce e approfondito della lingua e della cultura  locale.

La scuola che agli inizi era piccola, infatti aveva solo il jardin e la primaria (scuola dell’infanzia e scuola elementare), col passare degli anni ha assunto dimensioni sempre più grandi per la frequenza di due turni di alunni al giorno, e i genitori hanno chiesto con insistenza l’apertura della scuola secondaria di primo grado o scuola media. Nel mese di marzo 1982 si è aperta la scuola media con due sezioni che oggi sono diventate sedici.  In seguito è stata avviata anche la scuola superiore, prima solo femminile, poi  mista.

Per molti anni, il mio compito è  stato a livello direttivo nella scuola superiore dove sono ancora presente e cerco di coniugare l’attività burocratica, con le relazioni con i docenti e il personale che collabora, ma soprattutto cerco il contatto giornaliero con gli alunni e le alunne  non solo per motivi amministrativi e burocratici ma soprattutto per familiarizzare con loro, capire le loro esigenze e incoraggiarli alla responsabilità. In questi anni il Signore mi ha fatto vedere con chiarezza che la mia missione apostolica in Argentina si doveva svolgere nell’ambito della istruzione e della formazione nella scuola. Sono convinta che la scuola cattolica è luogo di evangelizzazione, di apostolato autentico e di azione pastorale, poiché la sua vera missione è formare la personalità dei bambini e dei giovani. Come sta scritto nel nostro progetto educativo: formare persone responsabili e libere, capaci d’inserirsi nella società civile dando testimonianza in essa, di vita cristiana.

Dopo tanti anni sono più che convinta che la qualità della scuola apre nuovi orizzonti di speranza per i giovani, così come voleva san Vincenzo Grossi. «Non basta fare il bene, diceva, bisogna farlo bene!» Questa è stata la mia preoccupazione costante, non solo di dirigere una scuola, ma di fare in modo che la scuola «Vicente Grossi» fosse scuola di vita per migliaia e migliaia di bambini e giovani che ne hanno varcato la soglia.

Una piccola nota personale: conservo con affetto e nostalgia il  passaporto italiano con il quale ho fatto il mio primo ingresso in Argentina.

 

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