La luce di Emanuela (*)

Il 24 giugno, nella nostra Cappella dell’Acquedotto Felice, abbiamo salutato Emanuela Talarico. O forse sarebbe più giusto dire: l’abbiamo affidata al Cielo.

È stato un giorno di lacrime e di gratitudine, di dolore e di speranza. Infatti quando una persona amata ci lascia, il cuore soffre, ma quando quella persona ha vissuto con la fede, il coraggio e il sorriso, come è stato per Emanuela, il dolore si intreccia inevitabilmente con la certezza che il suo viaggio non si è concluso, ma semplicemente continua altrove.

A soli 55 anni, dopo una lunga malattia affrontata con una forza straordinaria, Emanuela è tornata alla Casa del Padre.

Chiunque ha avuto l’opportunità di conoscerla conserva nel cuore il ricordo del suo sorriso luminoso, della sua dolcezza e della sua capacità di trasmettere serenità anche nei momenti più difficili. Mai ripiegata su sé stessa, mai vinta dalla sofferenza: la sua vita è stata una testimonianza concreta di fiducia in Dio e di amore verso gli altri.

La cappella, per la celebrazione delle esequie, era gremita. Familiari, amici, conoscenti e tante persone che nel corso degli anni avevano incrociato il suo cammino hanno voluto essere presenti per l’ultimo saluto. Accanto al marito Roberto e al figlio Valerio, si è stretta una comunità intera che ha voluto testimoniare il bene ricevuto da Emanuela.

La celebrazione è stata resa ancora più significativa dalla presenza di tre sacerdoti concelebranti, in particolare,  don Riccardo venuto appositamente dal Nord Italia, per presiedere la liturgia. Un viaggio che racconta più di tante parole la profondità dell’amicizia che lo legava a Emanuela e ai suoi familiari, e la capacità che questa donna aveva di costruire relazioni sincere, autentiche e durature.

Non poteva mancare la musica, una delle passioni più grandi di Emanuela. Da sempre aveva fatto parte del coro perchè amava cantare e mettere la propria voce al servizio della preghiera. Per questo il suo funerale è stato accompagnato dai canti e dalle melodie eseguite da amici che hanno voluto offrirle il loro ultimo dono. Le note degli strumenti e le voci del coro hanno riempito la cappella di una bellezza che sembrava già appartenere al cielo. In quei momenti, più che un addio, è sembrato di vivere un passaggio: il canto di Emanuela non si era spento, ma continuava in una dimensione nuova.

Durante la celebrazione è emerso con forza il ritratto di una donna speciale: dolce e determinata, intelligente e generosa, sempre disponibile verso chiunque avesse bisogno di aiuto. Una persona che ha saputo amare profondamente la sua famiglia, il suo paese, gli amici, la semplicità delle cose belle della vita. Amava i viaggi, le avventure in camper con i suoi cari, gli animali, la natura e tutto ciò che sapeva parlare di libertà e meraviglia.

La fede ci insegna che la morte non è l’ultima parola. Per questo, accanto alle lacrime, c’è la certezza che Emanuela è nelle mani di Dio, accolta da quel Padre nel quale ha confidato per tutta la vita. E se oggi il nostro sguardo è velato dalla nostalgia, quello della fede ci permette di immaginarla nella pienezza della gioia, tra gli angeli e i santi, libera da ogni sofferenza.

Chi l’ha conosciuta sa bene che il suo sorriso non apparteneva soltanto al suo volto, ma al suo modo di stare nel mondo. Un sorriso che continua a vivere nei ricordi, nei gesti di chi l’ha amata, negli insegnamenti che ha lasciato e, soprattutto, nell’amore che ha seminato.

Vogliamo allora immaginare Emanuela lassù, mentre osserva con affetto la sua famiglia e la sua comunità. Forse sta già scrivendo, con la sensibilità che la caratterizzava, il racconto di questa giornata da una prospettiva nuova, quella del Cielo. Un articolo pieno di colori, di gratitudine e di speranza, nel quale non mancherebbe certamente un invito a continuare ad amarci, a sostenerci e a credere che il bene non va mai perduto.

Forse, però, un modo originale e bello per ricordarla è la concretizzazione dell’ultimo progetto che portava nel cuore. Da tempo desiderava che nella cappella venissero riaperte alcune antiche finestre, presenti nell’abside e murate molti anni fa. Sognava che la luce potesse nuovamente entrare da quelle aperture dimenticate, illuminando l’ambiente e rendendolo ancora più accogliente per tutti.

Per questo, su richiesta della famiglia, al posto dei fiori sono state raccolte offerte destinate alla realizzazione di questo desiderio, in un’iniziativa significativamente chiamata «La Luce di Emanuela».

È difficile immaginare un simbolo più bello. Emanuela, che nella sua vita è stata luce per tante persone, continuerà ad esserlo nel tempo. Quelle finestre aperte non saranno soltanto un intervento materiale, saranno un segno vivo della sua presenza, della sua fede e della sua capacità di guardare sempre oltre le ombre per cercare la luce.

Vengono allora spontanee le parole di San Vincenzo Grossi, tanto legato alla storia della nostra cappella: «Fate del bene e fatelo bene.» È una frase semplice, che racchiude il segreto di una vita spesa nell’amore. Emanuela ha fatto proprio questo: ha amato, servito, accolto, incoraggiato. Ha fatto del bene e lo ha fatto bene, con discrezione, semplicità e gioia.

Grazie, Emanuela!

 

Anna Maria Longo

con tutti gli Amici dell’Acquedotto Felice di Roma

(*) Emanuela Talarico era la “voce” degli Amici dell’Acquedotto sia in questo blog (ha condiviso diverse volte le esperienze vissute nel gruppo) sia nel notiziario delle Figlie dell’Oratorio “Alla luce del Padre”. Per questo condividiamo con tutti i lettori la notizia del suo ritorno alla Casa del Padre e tutti insieme ci stringiamo con affetto a Roberto Piozzi, il marito, e al figlio Valerio.

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