Padre Alfredo Manhiça: un uomo «verticale»!

Il viaggio dal Mozambico in Italia, nello scorso marzo, doveva essere per padre Alfredo Manhiça la possibilità di una cura efficace per una malattia importante, ed è diventato, invece, il viaggio della verità cruda e inesorabile. Verità che egli ha accolto e portato senza alcun lamento, né recriminazione, e la cui unica espressione di fatica sono state le lacrime silenziose, accompagnate sempre dalla speranza e dalla preghiera – tanta preghiera! – che hanno confermato il suo spessore umano e spirituale, la sua «verticalità» da intendere come riferimento a Dio e come fermezza davanti alla vita e alle sue vicende.

La morte(*) solitamente accende una luce sui pregi di una persona e sugli effetti benefici che da essi derivano, ma è la vita vissuta quotidianamente, con il suo intreccio di svariati eventi, congiunture e circostanze che rende una persona quella che è, quella che stimiamo, quella alla quale vogliamo bene e che vogliamo ricordare.

Padre Alfredo, frate minore francescano, originario del Mozambico, è nato e cresciuto negli anni dei grandi e sofferti processi dell’indipendenza africana dal colonialismo europeo. Dopo gli studi primari e secondari impregnati di cultura marxista diffusa dai nuovi governi, ha scelto di farsi frate di san Francesco. Non è stata, come a volte succedeva, una scelta finalizzata ad un riscatto sociale e umano, perché anzi la sua famiglia godeva di una buona stabilità economica. È stata una chiamata che si è trasformata in una benefica missione, soprattutto culturale, a favore della sua gente. Ha conseguito il dottorato in Filosofia a Roma, dove ha anche insegnato nella Pontificia Università Antonianum, quindi la laurea magistralis in Scienze politiche e Relazioni internazionali alla Sapienza di Roma, laurea che gli ha consentito di diventare interlocutore apprezzato con il pensiero politico del suo paese e di altri paesi dell’Africa Sub-sahariana. 

Rientrato in Mozambico dopo 15 anni di assenza, è stato nominato professore e coordinatore della facoltà di Scienze politiche della Università Cattolica in Beira, ricoprendo al contempo numerosi altri incarichi legati alle sue esperienze e competenze.

Studi, ricerche, insegnamento, relazioni internazionali non lo hanno mai distolto dal suo ministero di sacerdote e dallo stile di vita francescano, fraterno, sobrio e solidale che ha vissuto con fedeltà, responsabilità ed empatia. Nel periodo della sua permanenza in Italia ha servito la comunità delle Figlie dell’Oratorio dell’Acquedotto Felice di Roma come cappellano, facendosi apprezzare per le sue omelie, la sua cordialità e vicinanza alla gente. Attento alla vita religiosa, si prestava per ritiri e formazione alle Clarisse e a varie comunità religiose e nei giorni di vacanza sceglieva santuari francescani dove svolgere il ministero di confessore.

In Mozambico ha coniugato il prestigioso insegnamento universitario con il servizio alla diocesi e alla vita religiosa (era vicario episcopale per la vita consacrata!) e alla comunità francescana, disponibile a coltivare l’orto per la fraternità e a farsi carico delle urgenze degli abitanti del quartiere, non ultimo trasportare all’ospedale qualche partoriente. Passava dalla cattedra alla tribuna, dall’altare alla strada, senza alcuna difficoltà o imbarazzo: a qualsiasi situazione che lo interpellava si dedicava con responsabilità come se fosse l’unica cosa che doveva fare, senza sentirsi depauperato nel suo prestigio e senza disagio per la piccolezza del servizio da prestare.

Questo è il padre Alfredo che vogliamo ricordare: uomo e frate di una forte solidità, che si concretizzava in una capillare disponibilità, con una caratteristica africana, che noi occidentali definiamo come un «non so che di imperscrutabile e inaccessibile». 

Sappiamo tante cose di padre Alfredo, ma è sempre solo una parte della sua persona. L’incontro occasionale con padre Alfredo, come una relazione di collaborazione o la possibilità di una amicizia con lui, non sono stati un frutto da gustare e da assaporare in un momento; sono un seme da custodire, ancora oggi che non è più tra noi… perché i suoi frutti non sono esauriti; il tempo ce ne svelerà l’abbondanza grazie alla comunione dei santi, perché la morte non toglie la vita ma la trasforma.

(*) Nel tardo pomeriggio di giovedì, 23 giugno 2022, mentre la Chiesa universale celebrava i primi vespri della solennità del Sacro Cuore di Gesù, Padre Alfredo, sacerdote secondo il suo Cuore, è stato avvolto dall’amore misericordioso del Padre che lo ha scelto ancora una volta ed in modo definitivo ed eterno per Sé, per renderlo partecipe ora della sua gloria immortale. 

Rispondi a Suor Giuseppina Annulla risposta

  1. Grazie per aver reso memoria a questi uomini del Signore: P. Alfredo e Don Olivo. L’uno, certamente, non sapeva dell’esistenza dell’altro, ma io ho avuto il dono di poter fruire della sapienza di entrambi, in modo diverso e a titolo diverso. Restano, per me, due testimoni credidbili e luminosi. Dal Cielo continueranno la loro missione, ne sono certa.

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