La flagellazione di Gesù

«Ecco un nuovo spettacolo, una nuova scena atroce. Gesù spogliato, attaccato ad una colonna, flagellato, circondato da una turba di popolo curioso e di soldati crudeli.

Quale orrore!

Nella flagellazione Gesù oltre ai dolori fisici patì la vergogna. Egli ha voluto soffrire per insegnarci a correggere in noi due disordini, cioè quello di non aver vergogna a fare il male e di aver vergogna a fare il bene.

Notate che è in tutti i casi un disordine: mentre ci si vergogna a fare il bene per timore di quello che la gente può dire, quando si tratta di fare il male non ci si cura poi del giudizio di questa stessa gente.

Se dite a quel giovane, a quella giovane, a quell’oste, a quell’uomo che stanno compiendo il male… che vi risponderanno? Che vogliamo comandare a casa loro ed a loro stessi? Questa mancanza di vergogna Gesù ha voluto addossarsi e farne penitenza.

Se poi invitate un uomo ad andare più spesso a Messa, più spesso a confessarsi; o a una giovane che metta in ordine la sua coscienza e diventi devota; o a un cristiano di opporsi a certi scandali, sapete che risponderanno? Cosa dirà la gente se divento migliore?

È questa vergogna che Gesù alla colonna ci insegna a non sfuggire: la vergogna nel compimento di un dovere».

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