Significatività: anima della vita consacrata

Si celebra in questi giorni a Roma – dall’11 al 14 dicembre – l’annuale convegno,  il XLIV, organizzato dal Claretianum, su temi che riguardano la Vita Consacrata. Quest’anno, in continuità con il Sinodo sui giovani, il tema è: «I giovani nella vita consacrata».

«Come mai le GMG raccolgono milioni di giovani da diversi paesi del mondo mentre le case di formazione continuano a rimanere vuote?» si è chiesto don Pascual Chavez aprendo la sua relazione.

E proseguendo, con uno sguardo alla situazione attuale, l’interrogativo si è fatto più drammatico: «Come mai ci sono nel mondo 30 mila giovani aderenti all’ISIS disposti a morire? … E i giovani che frequentano le nostre case – ha continuato – e collaborano nelle nostre opere, se facciamo loro la proposta di “fermarsi con noi”, ci dicono, senza mezze misure, che non ci stanno?».

Eppure i giovani di oggi non sono peggiori di quelli di ieri: sono semplicemente diversi, inediti. E Dio non ha smesso di amarli.

Che cosa sta succedendo allora? 

L’ex Rettor Maggiore dei Salesiani ha portato l’attenzione della numerosa platea composta di consacrati e consacrate sulla significatività e sulla rilevanza della vita consacrata, evidenziando che nell’intento di rinforzare una supposta rilevanza, la vita consacrata ha perso la sua ‘anima’. E, naturalmente, è diventata infeconda, incapace di suscitare entusiasmo nei giovani e, con essa, nuove vocazioni. 

Ma il futuro delle Congregazioni e della Vita Consacrata in generale si gioca tutto nella significatività, che è uno dei criteri più sicuri per discernere tra efficacia evangelica ed efficienza funzionale.

In molti casi, lo stile di vita dei consacrati non entusiasma i giovani, e le comunità religiose non riescono ad offrire loro la garanzia che in esse possono essere felici.

Forse va riconosciuto con il teologo Moltmann che «la gioia ha disertato l’ambito del sacro trasferendosi altrove, dove appunto i giovani accorrono numerosi».

Diceva un anziano religioso: «Io, la musica moderna non la capisco, ma se piace ai giovani, sicuramente è bella».

Questo anziano religioso si era saggiamente ed evangelicamente posto dalla prospettiva dei giovani senza rinunciare alla propria identità ed esperienza.

Non sarà forse questa la strada da imboccare?

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