Cento giorni a Carcelén Bajo

Abbiamo ricevuto qualche settimana fa dall’Ecuador questa riflessione di suor Federica. La pubblichiamo intenzionalmente solo ora per darle la sua giusta collocazione nel mese missionario.100 giorni! È il tempo che ho trascorso fino ad ora in questo pezzo del mosaico della città di Quito. A volte mi sembrano un soffio e a volte una eternità. Appena giunta qui, i volti di chi incontravo mi sembravano tutti uguali, non ne distinguevo le differenze e le caratteristiche. Ora, a distanza di qualche mese, conosco un po’ di più i sorrisi, i tratti e l’unicità di ciascuno.

Conosco il volto di M., che non ancora adolescente già si sente «come spazzatura», perché sua mamma da quando è nata le ha sempre fatto credere questo.

Conosco il volto di C., che a 13 anni vive con la responsabilità di una donna matura e fa da mamma alla sua sorellina più piccola, perché i genitori non si interessano di loro.

Si stagliano davanti a me i volti di tante donne che soffrono a causa di mariti assenti, dediti più alla bottiglia che alla famiglia, o a causa della morte di un figlio avvenuta chissà come. Penso a N, a L, e alla nonnina –abuelita- che è a messa tutte le mattine. Sua figlia si è suicidata qualche anno fa, lasciandole D, il nipote disabile da accudire.

Riconosco i volti di tanti giovani e ragazzi già segnati dalla sofferenza di famiglie disgregate, dalla solitudine e dall’essersi avvicinati troppo presto al “trago” – al bere- o al sesso.

Ma vedo anche in questi stessi volti la luce di chi si è incontrato con l’Amore gratuito di Dio e la gioia di chi si scopre amato e accolto nelle sue ferite, subite o inferte.

Vedo il viso di E., che nonostante tutte le botte che la vita le ha dato, sorride e canta e lotta contro la disperazione che vuole impadronirsi di lei.

Conosco il volto di giovani e adolescenti, forse poveri economicamente, ma ricchi di  fresca e straripante energia che hanno donato ai bambini e ai ragazzini del barrio per vivere con loro 2 settimane di grest, scoprendo che c’è più gioia nel dare che nel ricevere, anche quando si è poveri. Perché nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere.

Ho imparato a riconoscere il viso di T., che vive sola con il suo tumore e con W, sua figlia di 15 anni, che va avanti senza arrendersi e senza ripiegarsi su se stessa, ma anzi offrendo il suo tempo per le necessità degli altri.

Ho incontrato il volto di M.E, che ha sempre un sorriso a 64 denti anche mentre pulisce i bagni della parrocchia dopo che sono stati usati da un’orda di 200 bambini, o mentre svolge i servizi più umili e nascosti.

Come non distinguere il volto di S., che ha 5 figli da 5 uomini diversi, non ha un lavoro, la casa dove vive non è sua, però ogni volta che la incontro mi regala qualche naranja (arancia)?

Impossibile ora confondere il volto di A., scappata 3 anni fa dal suo amato e sofferente Venezuela per giungere qui, che non è certo il Paese dei Balocchi, dove però ha trovato un lavoro assieme al marito per poter permettere ai suoi figli di vivere dignitosamente.

Decine di volti, dietro ai quali c’è una storia, fatta di gioie e fatiche, di sofferenze e soddisfazioni, di cadute e forza e sforzi per rimettersi in piedi. Centinaia di vite, che non passano inosservate davanti agli occhi di Dio, uomini e donne per i quali Cristo ha dato la sua vita. Nessuno di loro è anonimo o «indifferenziato» davanti a Lui.

Giro per le strade di questo angolo di mondo e mi vengono alla mente le parole che don Olivo pronunciò prima della mia partenza: vai e non credere di essere tu a portare lo Spirito Santo dove andrai. Lui ti precede, è già all’opera. A te riconoscere i segni della sua presenza e della sua azione.

So che devo imparare, conoscere e scoprire ancora tanto. Ma rendo grazie a Dio e a ognuno di questi «volti» per quello che hanno condiviso con me in questi primi cento giorni a Carcelen Bajo, un piccolo ma insostituibile tassello del grande mosaico che è il mondo.

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  1 comment for “Cento giorni a Carcelén Bajo

  1. 18/10/2017 at 18:59

    Hola Suor Federica:que lindo sentir de tu linda experiencia misionera!!! Carcelén es maravilloso en su gente linda e incomparable….sin duda…uno cree que va a dar ,pero si se deja “evangelizar por el pobre”,descubrimos la presencia amorosa de Dios que nunca ha olvidado a sus hijos.Te deseo lo mejor y te aseguro mis oraciones por tu apostolado…ah! saludos a los chicos y chicas de Carcelèn!!!

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